QUANTO COSTA UNA CROCIERA – Dal naufragio del Giglio dipendono le sorti di Wade, Bosh e Lebron – Ripeterlo dentro di noi ci fa capire in che pazzo mondo viviamo – E pensiamo che il comandante Schettino avrebbe dovuto chiamare anche Micky Arison, proprietario di Costa – “Principà, com’ stamo messi n’ coppa a conference?”

Le manovre incaute del comandante Schettino in Italia, che hanno portato al naufragio del super-transatlantico Costa Concordia, mettono nei casini i Miami Heat negli Stati Uniti, visto che sono di proprietà di Micky Arison, il multimiliardario owner di Carnival Cruises, che controlla Costa Crociere.

Questo ho ripetuto come un mantra in questi giorni in cui la nostra vita privata di umili redattori online è stata di fatto interrotta per seguire l’evolversi del disastro. Mantra ripetuto prima dentro di me e poi a voce alta, tanto che alla fine sul caso mi sono ritrovato a scrivere anche per il mio giornale, versione cartacea.

Ebbene sì gente, in questo mondo pazzo e globalizzato lo sbattito di ali di una farfalla a Tokyo fa modificare la Borsa Italiana. E una sbandata col timone al Giglio fa tremare i tifosi di Miami. Se non lo avete ancora realizzato, l’uomo che possiede Carnival Cruises, che controlla Costa Crociere, è il nostro simpatico e pazzo amico Micky Arison, origini israeliane, statunitense, 62 anni, che con il padre Ted ha tirato su la più mastodontica compagnia di crociere del mondo.

Che ha acquisito a poco a poco i marchi di altre compagnie mondiali e ora vale i suoi bei miliardi di dollari. Ma quanto di questa compagnia il vecchio Micky dovrà ora vendere per ripianare il mega-disastro della Concordia? Un centinaio di milioni di dollari partiranno solo nell’anno fiscale 2012, ma il lievitare delle class action che partiranno dai passeggeri di mezzo mondo per il naufragio del Giglio e il crollo delle azioni Carnival Cruises (-17% il giorno dopo l’incidente) pongono seri interrogativi su Micky, la Carnival Cruises. E sì, anche sui Miami Heat.

Miami fondamentalmente sta portando avanti il suo campionato. Il record di Division è quello che ti puoi aspettare in un campionato iniziato improvvisamente, con partite molto ravvicinate le une alle altre. E le facce sorridenti di Wade, Bosh e Lebron nella campagna pubblicitaria “The Floridians”, con parruccone anni Settanta e mega-occhiali da sole, fanno sembrare lontano il naufragio.

Ma Micky è il proprietario di quella squadra e anche il proprietario della nave arenata. E in questi giorni le polemiche negli Usa, con il numero delle vittime salito in poche ore, si sono sprecate: “Perché non è andato in Italia a seguire in prima persona i soccorsi?”, chiede la stampa statunitense ad una persona mediaticamente sempre molto esposta a livello cestistico, anche perché contornata in questi anni da personaggi di estremo spessore (Pat Riley, Shaquille, Lebron, tanto per fare qualche nome).

Che farà adesso Micky Arison, che di navi come la Concordia ne possiede cento? Dal suo Twitter rassicura che starà vicino ai parenti delle vittime e ai suoi dipendenti. La sua tristezza è vera, il suo sterminato impero è come una grande famiglia. Ma la sua situazione finanziaria è tutta in divenire e i principali portali cestistici statunitensi, tra cui anche la Bibbia per noi, Slamonline, cominciano a fare i conti in tasca ad un uomo che è sempre stato molto concreto. E non potrebbe essere altrimenti, visto il ben di Dio su cui si posa.

Ricordate? Durante il lockout fu uno dei proprietari che più spinse affinché si tornasse a giocare a Natale. Ma quando l’accordo fu raggiunto, fu uno di quelli che votò contro l’intesa perché il revenue sharing, ovvero la redistribuzione dei proventi con le altre franchigie, gli avrebbe fatto perdere troppo. D’altronde “voglio avere un profitto dalle mie attività, altrimenti non sono attività”, è il senso delle parole che ha ripetuto più volte.

E, d’altronde, non c’è mai stato a perdere, ad avere un down nelle sue attività di imprenditore. Dall’anello conquistato nel 2006 con Shaq, all’inizio dell’era dei big three (Wade, Bosh, Lebrone, non dovrei dirvelo, so che lo sapete, ma mi è preso il complesso che chi non è del giro Nba non capisce).
Il tutto con Pat Riley al fianco. Riuscirà a tenere insieme i cocci, Miami compresa, nei prossimi due o tre anni? Micky scruta il mare e sa che dall’altra parte dell’Oceano qualcosa di terribile è accaduto.

BASKET E CUCINA – Basketkitchen, il più incredibile dei blog – Il progetto che entra nelle cucine dei protagonisti del basket italiano – Che indirettamente rispondono alla domanda che tutti si fanno ma a cui nessuno risponde mai – Che fanno i protagonisti delle partite dopo la partita?

Basket e cucina vanno a braccetto. Su questo non ci piove. Dai sacchi di patatine Amica Chips consumati di notte durante le Finals, alla pizza dopo la partita, dopo la pallacanestro viene sempre il cibo. Accade negli Usa, dove dopo la partita quelli di Unlv portano le loro stanche membra da Chipotle, catena di fast food messicana dove inondare di maionese il proprio rice bowl (da inorridire). Accade in Italia con uno dei blog che più ha entusiasmato la redazione: basketkitchen, ideato da Gianmaria Vacirca, già dirigente cestistico e giornalista.

Basketkitchen chiede al mondo cestistico di raccontare le sue ricette del dopopartita. Quali piatti cucinano campioni (e anche donne dei campioni) quando tornano a casa dopo il match? Se volevate una risposta alla domanda che non avete mai osato fare a voce alta, ecco la risposta.

E così il mondo della palla a spicchi italiana sta rispondendo e volentieri all’invito di Gianmaria, raccontando le proprie recipes. Tra gli altri, non perdetevi le ricette degli amici Camilla Cataldo e Gabriele Grazzini, che propongono un piatto di ispirazione marocchina. Andate dunque su basketkitchen e attingete a piene mani per le vostre serate post-basket.

ANDIAMO SU FLICKR – The Game I Love goes even more social – Lo sbarco su Flickr del blog – Per continuare a raccontare, anche con le foto – Noi carichiamo le nostre, voi mandateci le vostre

Appare un nuovo tasto nella sezione social diThe Game I Love, proprio qui a sinistra. E’ il pulsante di Flickr. D’altronde raccontare per immagini è il pane quotidiano di un blog. Lo abbiamo fatto cercandone in questi anni di curiose, diventando photoeditor da strapazzo per mostrarvi Shaq durante la pennica o mostrarvi altre situazioni buffe che avevano a che fare con la palla a spicchi.

Nel primo album Flickr di The Game I Love potrete rivedere in jpg le immagini che compongono Usa Visions, il fo-cumentario con cui abbiamo cercato molto modestamente di illustrare il viaggio negli Usa alla scoperta di Las Vegas e Los Angeles. Ovviamente, mandate le vostre foto se volete, e le pubblicheremo. L’indirizzo: checco15@yahoo.com

DOLENTE WEST – I Dallas Mavericks da Obama a Washington per celebrare il titolo 2011 – Ma a Delonte, neo-acquisto con fedina penale macchiata, questa gioia è negata – Lui si sfoga su Twitter ma accetta: “Se sbagli paghi”

E’ l’epilogo di ogni stagione Nba che si rispetti. La visita della squadra campione al presidente Obama alla Casa Bianca è un grande classico che i Mavericks non hanno potuto che rispettare. Ma dietro a quei sorrisoni almeno un paio di inquietudini albergavano. Detto che tra American Dad e Mark Cuban ormai la distanza in termini di somiglianza è poca, il fatto vero è che uno dei Mavs non ha potuto far festa. Delonte (o Dolente) West infatti è stato lasciato alla porta.

Motivo? I suoi guai con la giustizia, la fedina penale non pulita dopo i problemi avuti con la legge in seguito alla scoperta che deteneva un vero arsenale di armi e munizioni. Era il settembre 2009 e la guardia allora a Chicago fu scoperto in moto con due pistole e un fucile mentre viaggiava in moto. Progettava una nuova Columbine? Impossibile saperlo per uno come lui che, spiega anche la Gazzetta dello Sport, ha una sindrome bipolare che lo porta a compiere i gesti più strani.

Di certo in quel 2009 aveva concluso con 11.7 punti a partita, la sua seconda media annuale più alta e insomma c’era di peggio. Da allora le cose sono andate molto peggio per lui. Sportivamente e professionalmente ha sentito scemare la fiducia intorno a sé. La chance dei Mavs è importante, tanto è vero che, pur in una stagione che noi torniamo a dire poco veritiera visto la durata e la frequenza di partite, Delonte mette insieme una ventina di minuti a gara.

Tutto bene insomma, tranne l’”incidente” della Casa Bianca. Impossibile presentarlo al cospetto di Obama, che pure a qualche pregiudicato dovrà aver pur stretto la mano in tutta la sua vita. “E’ quello che succede quando prendi decisioni sbagliate nella tua vita”, dice Delonte.

Dall’altro lato, anche il resto della squadra vive un’inquietudine insospettabile solo pochi mesi fa, quando classe Dirk e soci divennero padroni del mondo. Non ci sono più Butler, Barea, Tyson Chandler e il gruppo sembra non riuscire più a ingranare. Servirà forse solo il 2013 per rivedere i Mavs all’altezza?

TUTTOFINLEY – Michael Finley e il ritorno sul parquet – Europa, Nba, D-League – Dopo i problemi fisici, chi l’ha dato per finito sbaglia – “Tornare in campo mi piacerebbe, valuto le proposte, ma non voglio togliere spazio ai giovani” – L’amicizia con Nowitzki e i pettegolezzi su quella con Cuban: “Non siamo nemici, ci sentiamo”

Michael Finley

Ormai è chiaro che un film sulla vita di Michael Finley non potrebbe che essere interpretato da Denzel Washington. A parte questo, e a parte lo storico annuncio “Michael Finleyyy” che lo speaker delle arene faceva nell’introduzione delle partite nell’Nba di Ea Sports (si parla di videogiochi, per chi è meno avvezzo) è un fatto che Michael morde letteralmente il freno per tornare sul parquet.

Perché fisicamente è perfetto e mentalmente ha quella scorza durissima che fa pensare come lui non solo sarebbe un grande allenatore-giocatore in campo. Potrebbe certamente diventare un ottimo allenatore, insegnando il rispetto per il gioco proprio ai più giovani, quelli ai quali non vorrebbe togliere spazio se tornasse a giocare.

Michael ha parlato a hoopshype.com, in un “TuttoFinley” che svela molto degli ultimi mesi di Michael. A metà tra la voglia di vivere una vita normale dopo una carriera dedicata al basket e la voglia di riprovarci.

L‘ultima fermata Nba di Michael è stata ai Celtics dopo i gloriosi anni tra Mavs e Spurs, che gli hanno fruttato un anello nel 2007 proprio con la franchigia texana. Le Finals 2010 con la sconfitta contro i Lakers sono acqua passata.

Michael focalizza la sua attenzione sulla caviglia che alla soglia dei 38 anni gli aveva dato problemi non da poco. “Quando sono arrivato a Boston la caviglia non era al cento per cento – dice a Hoopshype Finley – Ho lavorato molto in questo ultimo anno sul migliorare la mia condizione. E adesso sto davvero molto meglio. Mi sto preparando nel caso di una eventuale chiamata Nba”.

Trentanove anni e non sentirli: a un’età in cui in più d’uno pensa al ritiro, Michael valuta invece un ritorno sul parquet, dimostrando di essere di un’altra pasta.

Uno degli ambienti ideali per la voglia di basket di Michael potrebbe essere la D-League. “Anche se non voglio togliere spazio ai giovani, sono pronto a valutare eventuali opzioni che possano farmi diventare una sorta di allenatore-giocatore”.

In questi giorni Michael è a Dallas, per un tuffo nel passato e un ritorno alle origini. Passerà un po’ di tempo con Dirk Nowitzki, ricordando gli anni insieme ai Mavs. Del resto, Michael ha avuto nella sua carriera diversi onori. Uno dei più grandi, è aver assistito alla crescita del tedesco ora padrone dell’Nba. “So le difficoltà che ha provato all’inizio della sua carriera, sono felice per lui”.

Infine un accenno a Mark Cuban. Vedrà anche il numero uno dei Mavs in questi giorni: “Hanno provato a metterci contro quando sono andato via da Dallas. Ci sentiamo spesso e siamo buoni amici. Non ho mai avuto niente da ridire su di lui, lo considero tuttora uno dei miei migliori amici”.

English version

It is now clear that a film about the life of Michael Finley could only be played by Denzel Washington . Apart from this, and apart from the historic announcement “Michael Finleyyy” that the speaker of the arenas was shouting i the introduction of the EA Sports NBA games (something like video games, for those less accustomed to) is a fact that Michael wants to return on the scene.

He’s still perfect physically and mentally tough, which suggests that he not only would be a great player-coach. It could certainly become an excellent coach, teaching respect for the game just to young people, those who are not taking away from if you would like to return to play.

Michael has spoken to hoopshype.com , a “TuttoFinley” that reveals much of the last month of Michael. Caught between the desire to live a normal life after a career dedicated to basketball and the desire to try again.

The ‘last stop on the NBA by Michael was the Celtics after the glorious years between Mavs and Spurs, who have earned a ring in 2007 with its Texas franchise. The Finals 2010 with the defeat against the Lakers are history.

Michael focuses his attention on the ankle that the threshold of 38 years had given him no problems recently. “When I arrived in Boston the ankle was not one hundred percent – tells Hoopshype Finley – I worked very hard this past year on improving my condition. And now I’m so much better. I am preparing in the case of a possible call the NBA. “

Thirty-nine years and not hear : at an age when one thinks more of the withdrawal, Michael currency instead of a return on the court, proving to be a different cloth.

A perfect setting for the basketball like Michael could be the D-League . “Even if you do not want to take away space for young people, are ready to consider any options that can make me a sort of coach-player.”

These days Michael is in Dallas , for a dip in the past and a return to origins. Takes a bit ‘of time with Dirk Nowitzki , recalling the year with the Mavs. Moreover, Michael has had many honors in his career. One of the greatest, he has witnessed the growth of the best Nba player. “I know the difficulties he experienced early in his career, I’m happy for him.”

Finally, a mention of Mark Cuban. He’ll talk to the Mav’s owner too these days: “They tried to pit us against when I went away from Dallas. We often feel we are good friends. I’ve never had anything to say about him, I still consider it one of my best friends “.

BUON 2012 – Quale è la cosa cestisticamente più figa che avete fatto nel 2011? – Vi dico io la mia: andare a vedere la premiére di Mighty Macs, film sul basket, in una multisala losangelina – Invitati dalla madre di Justin Hawkins, sesto uomo di lusso a Unlv


(Nella foto, io con Carmen Hawkins – Foto scattata da Marco Benvenuti)

Quale è la cosa cestisticamente più fica che avete fatto nel 2011? E’ con questa domanda che il blog vi augura buon anno. E si bulla con voi di aver fatto la cosa cestisticamente più fica in assoluto del 2011. Poter recensire per voi The Mighty Macs, film cestistico uscito nelle sale statunitensi in autunno. Proprio nel periodo in cui il blog era a Los Angeles per voi. E vedere la premiére nella multisala losangelina grazie ai biglietti gentilmente offerti da Carmen Hawkins, madre di un amico del blog, il sesto uomo di lusso di Unlv Jutin Hawkins, è davvero la più cool delle serate cestistiche che possiate mai immaginare.

La storia di The Mighty Max è quella strappalacrime e davvero accaduta di Immaculata College, college femminile Ncaa I di impronta totalmente religiosa, che nei primi Settanta da assoluta cenerentola sgangherata della scena cestistica divenne campione al primo Gran Ballo nazionale.

Da squadra dalle scarse doti tecniche e con una palestra fatiscente, a splendida realtà del basket universitario femminile: tutto merito di Cathy Rush, allenatrice Ncaa poi entrata nel mito e con un posto anche nella Hall of Fame.

Era il 1972 e la Ncaa femminile decise per il primo Gran Ballo nazionale. Nella regular season Immaculata fu affidata alla Rush. Che combattendo contro le diffidenti gerarchie religiose del college e i pochissimi soldi a disposizione riuscì a portare un gruppo di ragazze nell’Olimpo del basket femminile, una squadra tutt’ora ricordata e venerata.


(Il trailer di Mighty Macs)

Il film racconta tutto questo. Il ruolo della rush è di Carla Gugino (Una notte al museo, The Unborn) per la regia di Tim Chambers. Detto che non è mai semplice riuscire nella finzione a ricreare una vera partita di basket, alla fine il film è anche gradevole. La storia insomma scorre bene, così come scorre bene il litro di Zero Coke accompagnato da un bidone di popcorn e dall’hot dog di ordinanza che è quasi obbligatorio consumare nei cinema americani.

Ho velocemente bypassato la domanda “Quanto mangiano gli americani al cinema” per rendermi conto di dove davvero ero. Io, il gancio statunitense Marco Benvenuti grazie al quale tutto questo è stato possibile e un gruppo di persone in sala a Los Angeles, nel fantastico complesso di La Live, a un passo dallo Staples Center per vedere questo genere di premiére. Tutto grazie alla gentilissima Carmen Hawkins. Mi posso ritirare con tranquillità a vita privata insomma.

Dopo il cinema, classica passeggiata nel complesso di La Live: là dove un tempo c’erano soltanto campi ora c’è il Nokia Theatre, splendida arena all’aperto proprio di fronte allo Staples. Mai avrei pensato di poter vivere una serata così cestisticamente densa. Ci è scappata anche la lacrima di commozione alla fine del film. Se avete qualcosa di cestisticamente più fico da raccontare, eccomi qui ad ascoltarvi.

English Version

Which is the coolest thing basketball that you did in 2011? Is with this question that the blog wishes you a happy new year. And tell you the coolest baskteball thing you can do. Being able to review for you The Mighty Macs , basketball films released in the U.S. in the fall. Just in time when the blog was to Los Angeles for you. And see the premiere in Los Angeles thanks to the multiplex tickets courtesy of Carmen Hawkins, mother of a friend of the blog, the sixth man’s luxury Unlv Jutin Hawkins, is really the coolest nights of basketball that you can ever imagine.

The history of The Mighty Max is heartbreaking and really happened to Immaculata College, the NCAA women’s college fully religious imprint, that in the early seventies by an absolute Cinderella ramshackle basketball scene Ball Champion became the first Grand National.

From the scarce technical skills and team with a rundown gym, in the beautiful reality of women’s college basketball:’s all about Cathy Rush , then entered the NCAA coach with a myth and a place in the Hall of Fame.

It was 1972 and the NCAA women decided for the first Grand National Dance. Immaculata in the regular season was entrusted to Rush. Whether battling the suspicious religious hierarchies of the college and very little money available was able to bring a group of girls Olympus women’s basketball, a team still remembered and revered.

[Youtube http://www.youtube.com/watch?v=Y_VXhJCetwc&w=560&h=315]
(The trailer for the Mighty Macs)

The film tells it all. The role of the rush is Carla Gugino (Night at the Museum, The Unborn), directed by Tim Chambers. Having said that it is never easy to get in fiction to recreate a real basketball game at the end of the movie is also enjoyable. The short story flows well, runs well as a liter of Coke Zero accompanied by a drum of popcorn and dall’hot dog ordinance, which is almost mandatory to consume in theaters.

I quickly bypassed the question “How Americans eat at the cinema” to realize where i really was. I, Marcus Benvenuti, by which all this was possible and a group of people in the room in Los Angeles, in the fantastic resort of La Live, a step away from the Staples Center to see this sort Premiere. All thanks to the very kind Carmen Hawkins. Can I withdraw quietly into private life short.

After the cinema, classic walk in the complex Live : where once there were only fields, there’s now the Nokia Theatre, a beautiful open-air arena in front of the Staples. I never thought you could live a basketball evening so dense. We also ran away tears of emotion at the end of the film. If you have something to tell coolest basketball, I’m here to listen.

NATALE 2012 – Accogli il basket alla tua mensa – The Game I Love abbraccia tutti e augura Buon Natale a tutti quelli che anche solo una volta sono passati da queste indegne pagine – Passate delle serene feste

Accogli il basket alla tua mensa. E’ il motto di The Game I Love per le feste natalizie 2012. Cibatevi della palla a spicchi senza timore di fare indigestione. Buon Natale sincero a tutti coloro che almeno una volta sono passati da queste indegne pagine. E anche a chi non ci è passato.

IL NATALE CI PORTA L’NBA – Mai come quest’anno, ci viene restituita un’Nba violentata – Dalle trattative estenuanti durante il lockout – Dal niet di Stern su Paul ai Lakers – E da certi presidenti italiani, che volevano Kobe in Italia per trasformare la serie A in un circo

di FRANCESCO MARINARI

Abbiamo visto un’Nba violentata e umiliata in questi mesi. E il fatto che si torni a giocare è salvifico. Il fatto che, in qualunque modo, torni a parlare il parquet, ci farà in parte dimenticare i mesi travagliati che tanti tifosi hanno dovuto vivere. Tifosi sdubbiati certo, tifosi disorientati. Come se dovessero in qualche modo scontare le splendide Finals 20111 tra Miami e Dallas. Il basket dà e il basket toglie, e mai come in questi mesi tale detto calza più a pennello.

I mesi estivi fino all’autunno, mesi di aspre trattative per il lockout, hanno fatto capire a molti come dietro alle grandi arene, alle giocate di Manu Ginobili, alle incursioni di JJ Barea ci sia un complesso mondo fatto di interessi, lobby, gruppi di pressione. Leciti, per carità. Ma quando le trattative, i litigi e le ripicche abbandonano il dietro le quinte e si trasferiscono sotto i riflettori come nella telenovela lockout la prospettiva del tifoso medio cambia.

Anche se non è esattamente così, per l’appassionato-tipo alcuni pluri-miliardari stavano combattendo in quelle settimane per un milione in più o in meno. Settimane buie: se le due parti avessero tirato ancora un po’ la corda, se il lockout si fosse ulteriormente prolungato, il danno di immagine sarebbe stato devastante, pensando al fatto che le ultime Finals erano state tra le più viste della storia.

Chi ha vinto dopo la lotta del lockout? Proprietari o giocatori? E’ una domanda molto ricorrente. Non vogliamo fare i buonisti nel dire che hanno vinto entrambi, per le ragioni di cui sopra. I segnali di distacco della “base” di appassionati dall’Nba apparivano sempre più preoccupanti. Chi ha ceduto qualcosa non creda di aver perso, ma di aver gettato le basi per una rinascita.

Era stato appena superato lo scoglio lockout che un’altra tegola si è abbattuta sulla passione. Chi legittimamente avrebbe voluto vedere Chris Paul in maglia Lakers dovrà ricredersi. David Stern, plenipotenziario Nba, con una manovra certo complicata ma pur lecita, ha deciso che no, il vantaggio in termini di gioco ma anche di dollari che avrebbero avuto i Lakers dalla trade era troppo alto e che Paul doveva rivolgersi altrove.

Non è andato troppo lontano Cp3, avendo scelto i Clippers, di cui dovremo ampiamente parlare, visto che il tandem Paul-Griffin appare interessante. Ma se il tifoso era rimasto confuso dal lockout, con questa nuova mossa si è sentito nuovamente mancare terreno sotto i piedi. Come minimo, serviva almeno salvare le forme: bloccare la trade sul nascere e non a trattative già partite sarebbe stato opportuno e, crediamo, anche nelle piene possibilità di Stern.

E comunque, la compostezza con cui i tifosi statunitensi in genere hanno accettato la mancata trade, avallando la definitiva presenza di un Grande Fratello fa riflettere il mondo europeo: è un comportamento civile e sportivo o una assenza di passione? Cosa sarebbe successo se la Lega Calcio avesse bloccato l’arrivo di Ibra all’Inter dalla Juve o al Milan dal Barcellona?

Come se tutto questo non bastasse, facciamo un passo indietro e torniamo alla tarda estate italiana. E all’idea di una squadra (la Virtus) e del suo presidente (Sabatini) di portare Kobe Bryant in Italia e fargli indossare la maglia bianconera per un tot di partite di campionato. Trasformando, per qualche match, il torneo in un tour-esibizione.

Detto che ogni proprietario fa della sua squadra e dei suoi soldi e degli sponsor quello che crede nel limite del lecito sportivo, far esibire uno dei tre-quattro giocatori più grandi di tutti i tempi come una rockstar, falsando probabilmente una parte del campionato avrebbe sul lungo periodo portato benefici a questo sport? Crediamo che il gioco abbia bisogno di rispetto.

Crediamo che ricominciare a giocare sia la miglior mossa in questi mesi pazzi che abbiamo cercato umilmente di analizzare. Si riparte, in Europa si riaccendono Sky e Sportitalia (la prima che rivede Buffa e Tranquillo come cantori assoluti del gioco), ci si riabbona ai league pass sul sito Nba. Si ricomincia, nella sera del 25 dicembre alle 20.30 da dove avevamo finito: Miami-Dallas, forza contro tecnica. Buona Nba.

L’Nba 2012 su Sky – Le partite di Natale – Mavericks-Heat alle 20.30 – Lakers-Bulls alle 23 – Il palinsesto di dicembre -Tornano le sane abitudini

Dall’ufficio stampa Sky
Finito il lockout, che ha messo a forte rischio l’intera stagione, negli Stati Uniti le squadre e le stelle del campionato NBA sono pronte a scendere in campo per dare vita al torneo 2011-2012 della Basketball National Association.

Anche per la prossima stagione su Sky sarà possibile seguire l’NBA, con oltre 80 match in onda tra Regular Season, tre a settimana, sempre in diretta, i Playoffs e la Finale, al meglio delle sette partite, in esclusiva.

Ecco le partite di dicembre, compreso le partite di Natale dell’Nba.

25 dicembre:
ore 20.30 Dallas Mavericks-Miami Heat
(replica lunedì 26 dicembre ore 12.00 Sky Sport 2 HD)
ore 23.00 Los Angeles Lakers- Chicago Bulls
(replica lunedì 26 dicembre ore 21.00 Sky Sport 3 HD)
Notte martedì 27-mercoledì 28 dicembre
Ore 02.00 Boston Celtics-Miami Heat
Notte venerdì 30-sabato 31 dicembre
Ore 02.00 New Orleans Hornets-Phoenix Suns
Sabato 31 dicembre
Ore 21.30 New Orleans Hornets-Phoenix Suns
Notte giovedì 5-venerdì 6 gennaio
Ore 02.00 Miami Heat-Atlanta Hawks
Notte venerdì 6-sabato 7 gennaio
Ore 02.00 Orlando Magic-Chicago Bulls

Canale di riferimento per la NBA sarà Sky Sport 2 HD, per vivere il basket americano anche nella magia dell’Alta Definizione.

La NBA di Sky Sport (la stagione 2011-12 partirà domenica 25 dicembre) prevede tre match a settimana, con il passaggio live affidato al commento originale, mentre le riproposizioni del giorno successivo alle dirette avranno il commento in italiano di Federico Buffa e Davide Pessina.

Su Sky Sport 2 HD sarà un grande Natale NBA, eccezionalmente di domenica, con due incontri in onda, fra i quali spicca Dallas Mavericks-Miami Heat, ovvero la finale della passata stagione; Dirk Nowitzki contro LeBron James.

Una super partita da non perdere, alle ore 20.30, cui farà seguito, alle 23.00, Los Angeles Lakers-Chicago Bulls. Questa doppia sfida di altissimo livello sarà preceduta da uno studio, che proseguirà anche durante gli intervalli e commenterà alla fine l’inizio di stagione.

Su Sky Sport in esclusiva anche l’evento NBA per eccellenza, l’All Star Weekend, il grande fine settimana della pallacanestro a stelle strisce con il Rookie Game, l’All Star Saturday e, ovviamente, l’All Star Game, la partita delle stelle.

Su Sky Sport 2 HD appuntamento anche con la rubrica NBA Action, in onda tutti i giovedì alle ore 20.30 su Sky Sport 2 HD.
G
razie alla nuova applicazione Sky Go sarà possibile vedere in diretta anche sul proprio tablet le partite di NBA. Anche su Sky.it e Sky Sport 24 news, approfondimenti sul basket NBA
Questa la programmazione NBA su Sky Sport 2 HD in diretta dal 25 dicembre al 6 gennaio:

USA VISIONS – Il tributo di The Game I Love agli Stati Uniti – I was born in the wrong nation – Come ripetere a chiunque una frase ormai entrata nel mito – Battezziamo il “focumentario” – Il video delle foto del viaggio negli Usa al seguito della palla a spicchi

Il tributo di The Game I Love a una Nazione incredibile. Era la prima volta per il blog negli Stati Uniti. Grazie al nostro gancio statunitense Marco Benvenuti, non solo il trip to Usa è stato fantastico, ma ci ha permesso di scoprire angoli che senza una guida non avremmo mai scoperto.

Ecco il fo-cumentario, il documentario fotografico sull’esperienza statunitense al seguito di Unlv. Non c’è soltanto basket nel focumentario. Ci sono tracce di vita quotidiana americana, mischiate tra di loro. Los Angeles, Las Vegas, il deserto, tutto insieme, senza riferimenti geografici: così potrete concentrare la vostra attenzione sui colori, sulle persone, dimenticando il luogo in cui le foto sono state scattate. Ricordatevi solo che raccontano pezzetti di Stati Uniti.

Se volete fare i tecnici, ecco qualche cenno: le foto sono state scattate con una Nikon D3100 associata a due obbiettivi. Il grandangolo Sigma 10/20, con cui sono state realizzate la maggior parte delle foto del video e lo zoom 70/300 sempre Sigma.

Per la colonna sonora, è stata scelta “The three knows everything”, ormai storico pezzo di Adam F con la parte vocal interpretata da Tracey Thorn.

Il basket c’è in queste foto. Ma per una volta rimane sullo sfondo, nel raccontare una Nazione pazzesca, assurda. “I was born in the wrong nation” è la frase-chiave del focumentario. Sono i miei scatti dagli Usa, sono le mie Usa Visions. Enjoy.

FACCIAMOCI UN TRIP (TO VEGAS) – Il blog va negli Usa a Las Vegas per raccontarvi cosa? l’Nba in crisi? No, l’Ncaa ora vero torneo di riferimento

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Va bene gente, poi dite che non pensiamo a voi. E’ con grande gioia che annunciamo la prima trasferta di The Game I Love negli Usa da quando il blog è nato. Tutto questo per voi, per la vostra voglia di basket. Non potevamo andare alla fonte delle notizie, laddove il lockout è sulla bocca di tutti e dove sta per iniziare quello che a questo punto diventa il piú sotto i riflettori tra i campionati cestistici a stelle e strisce. Quello universitario, con l’Ncaa 1 che proprio in questi giorni apre ufficialmente i battenti.

Nei campus i semestri sono ormai iniziati, manca quell’ingrediente in piú a movimentare i weekend e non solo: l’Ncaa è pronta a questo punto a soddisfare una platea particolarmente ampia, visto che i fan Nba sono attualmente orfani del loro campionato. E’ un po’ come se da noi la serie A di calcio si fermasse, ma non la B: le tv si butterebbero comunque a pesce sulla serie cadetta, così come l’opinione pubblica.

Accade così anche negli Usa? Andiamo apposta per scoprirlo. Seguiremo il first look, ovvero il primo allenamento, di University of Nevada Las Vegas, quell’università che ha fatto da alma mater a diversi campioni e che in questi anni è obbiettivamente cresciuta. I Running Rebels cercano da un paio di anni di lasciare l’impronta anche nel torneo nazionale, con alterne fortune ma con la consapevolezza, anno dopo anno, di poter fare meglio.

Ce ne andiamo a Vegas dunque, per parlarvi non solo di basket ma anche di tutto quello che gira intorno alla città del peccato, o che non dorme mai, o insomma come preferite chiamarla. Cercheremo di raccontare per immagini la vita laggiù, cercando di unirla alla palla a spicchi anche quando ci sposteremo a Los Angeles, dove dovremmo avere l’onore di visitare Ucla, tanto per tornare al discorso universitario.

Non mancheranno le foto: abbiamo con noi un discreto armamentario fatto di reflex e obbiettivi. Cercheremo per quanto possibile di farvi gustare dei buoni scatti. Non mancheremo di dare un occhio alle news sull’Nba, per seguire insieme l’ormai arcinoto caso lockout. Un sacco di roba, vedremo di farci entrare tutto. Intanto, buon basket. Noi ci godiamo Ny per un paio d’ore, prima di prendere un nuovo aereo alla volta di Vegas.

FACCIAMOCI UN TRIP (TO VEGAS) – In attesa del party di Unlv Basketball

Parte il nostro weekend statunitense cestistico, finalmente: The Game I Love è negli Usa ed è pronto a raccontarvi la presentazione e il primo allenamento di Unlv, University of Nevada Las Vegas

FACCIAMOCI UN TRIP (TO VEGAS) – Introducing Unlv Basketball 2011/2012

E’ difficile descrivere che sapore ha assistere alla presentazione di una squadra di basket Ncaa (segue)

FACCIAMOCI UN TRIP (TO VEGAS) – Ncaa, Unlv si presenta ai tifosi

I ragazzi lo avevano annunciato. Alla serata di Freemont Street, per la presentazione della squadra, i giocatori, chiamati per nome uno per uno, avrebbero accennato ad alcuni passi di danza.

FACCIAMOCI UN TRIP (TO VEGAS) – Ncaa: il primo allenamento stagionale di Unlv

Vedere un allenatore sicuro e rilassato, che guida la practice senza urlare ogni dieci secondi è un piacere. Vederlo venire a stringere la mano a ogni tifoso intervenuto all’allenamento stesso per ringraziarlo è incredibile… (TESTI E FOTO DI FRANCESCO MARINARI)

FACCIAMOCI UN TRIP (TO VEGAS) – Unlv First Look ovvero: il primo allenamento non si scorda mai

First look, ovvero primo sguardo sulla Unlv Basketball pronta a cominciare il campionato. Andare a vedere un first look in un’arena da ventimila come il Thomas & Mack, ve lo dico, è una ficata pazzesca. Perché al first look i posti sono liberi: tutti possono sedersi ovunque. Per questo, nella nostra domenica trascorsa al seguito della squadra, abbiamo sgomitato non poco per sederci sul lato lungo del campo. Feeling like Jack Nicholson.

Finalmente abbiamo provato quello che prova il vecchio Jack a sedersi allo Staples. Certo le proporzioni non sono esattamente le stesse, lo Staples è ancora più grande, ma vi assicuro che per l’occhio cestistico europeo essere sul campo di un ventimila posti fa il suo effetto.

Per quanto riguarda le sensazioni, beh, a spiegare quelle ci sono le foto. Che The Game I Love ha realizzato in parte con il grandangolo 10/20 della Nicon D3100 e in parte con un tele-zoom 70/300.

La festa è stata esaltante. Uno dei momenti cestisticamente più interessanti? Il cinque contro cinque, che finalmente ci ha fatto vedere qualcosa in più sulle qualità atletiche e tecniche del gruppo.

Una festa che ha rispettato tutti i crismi: il presentatore al centro del campo, il discorso di Dave Rice, che ha presentato tutto il suo staff tecnico. Quindi i giocatori, anche loro presentati uno a uno dopo la primissima presentazione, quella di Freemont Street. Solito momento-Tarkanian, con l’ingresso del vate salutato dalla musica de “Lo Squalo” e i tifosi tutti insieme ad imitare con le braccia la bocca del grande pesce.

Quindi l’allenamento: riscaldamento qui vuol dire spettacolo. In breve, il pre-allenamento si è trasformato in una gara di slam dunk. In un paio di occasioni mi sono anche alzato in piedi per applaudire: mi ha ricordato molto di certi All Star Game, quando i colleghi dei dunkers sono in borghese seduti proprio a bordo campo, pronti a saltare in aria per una schiacciata spettacolare, riprendendo con la telecamera allo stesso tempo.

Rice ha brevemente lavorato sulla transizione, ma i tifosi si aspettavano il cinque contro cinque, pezzo forte della giornaa. Vi posso dire che Chace Stanback e Brice Jones sono di un’altra categoria, e che Manshour, dietro uno sguardo da timido, nasconde esplosività atletica. Queste le note tecniche principali, aggiungendo che il gruppo ha lavorato sul famoso doppio blocco per liberare il lungo sotto canestro.

Al termine, spazio come sempre agli autografi, con due tavolini sistemati sui lati corti del campo. Mentre Dave Rice rispondeva volentieri alle domande dei giornalisti che li attorniava. Una disponibilità eccezionale come sempre, sconosciuta all’Europa. Al pari di lui, anche il nostro amico Stacey Augmon era attorniato dai tifosi, che già lo adorano. Perché nostro amico? Lo scoprirere presto…

IL BASKET SU UNA PORTAEREI – Non stiamo scherzando: l’Ncaa apre alla Marina – Michigan State-North Carolina si gioca sul ponte della Uss Carl Vinson – Ormeggiata a San Diego, ha una curiosa particolarità: è la portaerei da cui è stato scaricato in mare il corpo di Bin Laden – Diretta Sky della partita alle 1 di venerdì notte

E’ “soltanto” la portaerei su cui è stato trasportato il corpo di Osama Bin Laden, poi “seppellito” in mare nell’Oceano Indiano. Ora sulla Uss Carl Vinson, venerdì 11 novembre andrà in scena Michigan State-North Carolina, un classico dell’Ncaa Basketball.

Il basket universitario di livello ha svolto partite un po’ ovunque, ma questa è una novità assoluta. Non ci saranno tribune infinite: i posti saranno ovviamente abbastanza limitati, ma non tanto da non accogliere Magic Johnson e James Worthy, “alumni” dal nome davvero vip. Insieme a loro atteso anche il più vip di tutti, Barack Obama: il presidente è pazzo per il college basketball, tanto da avere in almeno un’occasione sbaragliato tutti nella bracketology di primavera, indovinando buona parte del tabellone del Gran Ballo Nazionale.

Una partita e una portaerei scelti non a caso. A parte il fatto che dalla Uss Carl Vinson fu gettato il corpo di Osama, domani negli Usa si festeggia il Veteran Day, la giornata dedicata alle forze armate. Insomma, vari temi che si intrecciano tra di loro e che hanno il patriottismo come denominatore comune.

Alla sfida parteciperanno in settemila circa. E’ almeno da giugno che si parla della sfida. Lunghe sono state le misurazioni del campo, per accogliere parquet e spalti. Lunga anche la trattativa tra Navy, ovvero la Marina, e l’Ncaa, ma tutti volevano questo spettacolo.

Sul piano del gioco non dovrebbe esserci partita, con i biancoverdi della Michigan di Tom Izzo nettamente sfavoriti.

Si giocherà all’aperto e questo ovviamente crea problemi meteo con cui mai il basket ha dovuto fare i conti. Per questo il campo sarà doppio: ne sono stati allestiti uno sul ponte e uno nell’hangar, in caso di pioggia. Da non perdere l’appuntamento in tv, con la palla a due alle una della notte tra venerdì e sabato su SkySport. Replica lunedì, ma consigliamo la registrazione.

IL BASKET SU UNA PORTAEREI – Veteran Day: North Carolina e Michigan State giocano sul pontile della Carl Vinson – Mai Veteran Day ebbe più significato, con l’uccisione di Osama a maggio – Coach Izzo: “I militari ci ringraziano, e noi allora quanto dovremmo ringraziare loro?” – Per la Marina è improbabile che vedremo mai una partita di football sul ponte. Ma non credeteci tanto.

Il basket su una portaerei. E’ successo davvero, ed è andato tutto bene. Voglio dire che il tempo è stato clemente, e non c’è stata pioggia, permettendo la partita sul ponte, a dispetto del doppio campo, costruito sia sul ponte che nella stiva, da usare se il meteo avesse fatto i capricci. Voglio dire, gente, che sulla Uss Carl Vinson si è visto il cuore del cuore dello spirito americano in fatto di patriottismo. Un momento straordinario per il basket a stelle e strisce e per l’Ncaa, che ha aperto la sua stagione nel modo più incredibile.

Sì: per gli Usa, vedere North Carolina-Michigan State giocata sul parquet allestito sulla Uss Carl Vinson, la portaerei che ha portato il corpo di Osama Bin Laden, con coach Roy Williams che guida i suoi Tar Heels in pantaloni mimetici e anfibi, con i ragazzi che vestono completi con i colori tradizionali ma con un tessuto dalla trama “mimetica”, il tutto nel giorno del Veteran Day, rappresenta qualcosa di storico.

Pur se le polemiche per le campagne in Iraq e Afghanistan e il tributo di sangue conseguente continua a far indignare molti cittadini. Veteran Day: la giornata in cui si festeggiano non tanto le Forze Armate in generale, quanto gli uomini che le compongono, che le fanno funzionare. Gli uomini che lavorano e hanno lavorato, soffrono e hanno sofferto, morendo a volte, a decine di migliaia di chilometri da casa.

E’ accaduto in Italia per tanti soldati americani durante la WWII, accade oggi a Baghdad o Helmand. Gli Usa hanno celebrato quest’anno tutto questo a modo loro. Nell’anno dell’uccisione di Osama Bin Laden, Tar Heels e Spartans che si confrontano sul parquet del ponte da cui partono gli aerei diventano i testimoni per far dire agli Usa: ce la stiamo facendo contro il terrorismo. Da quel ponte, Osama è stato seppellito nell’Oceano Indiano nei primissimi giorni del maggio 2011.

Partì poco dopo l’idea di usare la portaerei come teatro dell’apertura dell’Ncaa I season. La McWil Sport Surfaces ci ha messo il parquet, Ncaa e Navy invece ci hanno messo la volontà di creare un evento che raramente verrà dimenticato, essendo tra l’altro la prima partita su una portaerei. La Vinson ha quasi cinquemila membri di equipaggio, la cui età media è di 24 anni.

L’hanno ormeggiata davanti a San Diego. Hanno chiamato, tra gli altri, Magic e Worthy, in linea di massima due che al basket qualcosa hanno dato e che hanno giocato rispettivamente per Tar Heels e Spartans. Poi Pamela Anderson e colui che rimane il comandante in capo delle Forze Armate americane: il presidente Barach Obama, che ha voluto con questo evento chiamare l’America a re-includere nella vita sociale i veterani che tornano dai teatri di guerra.

Stiamo parlando troppo poco di basket, è vero. Per rimediare, vi diciamo che hanno assistito in settemila all’evento sugli spalti costruiti per l’occasione. Che c’erano tifosi Tar Heels e Spartans in parti uguali e che l’onnipresente Quicken Loans (che non è una marca di cereali, ma l’equivalente del nostro Prestitempo) ha sponsorizzato l’evento, chiamato Quicken Loans carrier classic. Sulle spalle dei giocatori, non il loro nome ma semplicemente la scritta Usa.

Pronostico rispettato, con i Tar Heels, dati da tutti gli osservatori come minimo secondi a livello nazionale, che hanno vinto 67-55. Da notare i 17 di Harrison Barnes e i 12 e 7 rimbalzi per John Henson per i Tar Heels. Henson ha tra l’altro aggiunto nove stoppate, career high per lui. Non male, se il career high arriva in una serata così storica. Tra l’altro, i Tar Heels sono arrivati alla sesta vittoria di fila contro gli Spartans nelle ultime sei partite.

I due allenatori, Williams e Izzo, erano molto coinvolti. Coach Izzo ha sintetizzato così: “Abbiamo giocato e poi i militari ci hanno ringraziato. Questo mi uccide: quanto dovremmo ringraziare noi loro per quello che fanno?”. Su Twitter, all’account della Carl Vinson, qualcuno scrive se sarà possibile una partita di football. “Un field goal sul ponte lo vedo un po’ difficile”, risponde la Carl Vinson. Non credeteci, potremmo vedere anche questo.

FACCIAMOCI UN TRIP (TO VEGAS) – E improvvisamente, nella nebbia, si staglia lei, Pepperdine University – Visitare il campus è un’esperienza vera per noi, cresciuti nel mito del basket dei Waves – Recentissima, l’incredibile vittoria contro Arizona State – Abbiamo portato bene noi a quell’università ricca e sfigata?

L'editore di questo fantasmagorico blog posa all'ingresso di Pepperdine

Quasi fosse ancora inghiottita nella nebbia cestistica che l’ha avvolta da un po’, il cartello che indica Pepperdine ti appare quasi all’improvviso, sulla strada costiera che ti porta a Malibu, e che se vuoi ti accompagna fino a San Francisco e forse ancora più su, per seicento fantastici chilometri.

Per noi amanti del basket b side, Pepperdine, università un tempo blasonata, che si batte senza riuscire a dire molto in West Coast, è quasi un mito. La associamo a tempi fighissimi della pallacanestro, a calzettoni alti e centroni bianchi dai capelli rossi, cattolicissimi e repubblicanissimi.

Questa identità Pepperdine non l’ha persa. E’ un po’ più tecnologica, molto rinnovata nei dorm degli studenti che si arrampicano su su per la collina. Da cui in teoria il paesaggio sarebbe stupendo. In teoria, perché di quel paesaggio, nella nostra trip to Usa, non abbiamo potuto godere, visto che appunto la nebbia dell’Oceano ha avvolto tutto in una mattina di metà ottobre.

Pepperdine: prati verdi a perdita d’occhio, buildings, appartamenti dei prof, appartamenti degli studenti. Tutto perfettamente ordinato, in un periodo in cui le lezioni non erano ancora esattamente entrate nel vivo. Vita tranquillissima, possibilità di entrare a visitare il campus in auto. E’ bastato un cenno alla sicurezza: entrare è possibile, visitare pure. Fossimo mai studenti (magari) pronti a iscriverci. Un talloncino con scritto visitors sul cruscotto basta ad entrare nel mondo di Pepperdine, che da troppo tempo volevamo visitare.

Forse un po’ troppo poca gente in giro, ma d’altronde erano anche le undici del mattino. A quell’ora o si dorme dopo i parties serali (poco credibile nella cattolicissima Pepperdine) o stai studiando di brutto. Avremmo voluto visitare le facilities, scoprire qualcosa di più del posto in cui i Waves si allenano. Abbiamo preferito seguire le indicazioni di un giardiniere del campus. Che ci ha spedito sulla sommità del campus stesso, al giardino degli Eroi. Forse infatti, come se fossimo su un numero della settimana Enigmistica, non tutti sanno che uno dei passeggeri degli aerei che si sono schiantati a New York negli attentati islamici dell’Undici settembre era uno studente di Pepperdine.Il Giardino degli Eroi, Garden of Heroes, ricorda proprio Thomas E. Burnett Junior. E’ una sorta di giardino giapponese, che appunto guarda verso il mare dalle alture sopra Malibu. Pepperdine, un nome che ci piace soltanto a dirlo. Chissà se sono stati The Game I Love e il suo fido “gancio” statunitense Marco Benvenuti, nella loro visita, a portare un po’ di fortuna agli Waves. Sì perché martedì notte hanno incredibilmente vinto un match sulla carta proibitivo contro non gli ultimi degli improvvisi, ovvero Arizona State. Una partenza col botto per Pepperdine e la West Coast in questa stagione, roba che non succedeva da anni. Non potevamo d’altronde non rendere omaggio all’università di Doug Christie, e dunque ringraziamo il buon vecchio George Pepperdine, fondatore di un campus che, ancora in stile Settimana Enigmistica, forse non tutti sanno che fino al 1960 dagli anni Trenta, anni della fondazione, era ubicato in South Central Los Angeles

COME NELL’ALLENATORE NEL PALLONE – Un club tedesco candidato alla retrocessione in serie A tratta Kevin Durant – Il general manager all’allenatore: “Se tutto va bene io ti porto Kevin Du… Kevind Du…” – Una richiesta fatta quasi per scherzo – Poi la telefonata dell’agente di KD: “Siamo interessati” – E da quel giorno nella sede del Bbc Bayeruth non si vive più – Il punto a favore: “Durant ascolta Wagner”

La storia di Kevin Durant, che potrebbe finire per due partite a giocare nella bassa serie A tedesca, ci esalta e non poco. Fatte salve tutte le riserve sulla migrazione statunitense in Europa causa lockout, migrazione che abbiamo a più riprese e continuiamo ad avversare, le situazioni che questo stesso esodo crea sono al limite del comico. Se non fosse che davvero i fantastici ragazzi teutonici del Bbc Baytreuth stanno trattando Kevin Durant, stanco di infinite giornate passate a partecipare a tornei benefici, non disdegnando comparsate sui campetti, roba che anche i più duri degli animali da playground rimangono a bocca aperta.

Il racconto di questi giorni di trattative è roba da allenatore nel pallone. Il presidente parla con Oronzo Canà durante i giorni caldi del mercato, promettendogli fior di campioni. “Canà, siamo vicini a Maradò…Maradò…”. Così accade anche al Bayreuth. Il direttore sportivo Uli Eichbau ha infatti ricevuto una telefonata direttamente da Aaron Goodwin, che di KD è l’agente, dopo che quasi per scherzo il Bayreuth aveva manifestato interesse per l’ala forte dei Thunder. Insomma, il Bayreuth era vicino a Kevin Du… Kevin Du…

Mediaticamente i nostri amici del Bayreuth hanno gestito egregiamente l’affare, nel senso che solo dopo aver sondato il pool di sponsor pronto a portare Kevin Durant al Bayreuth ha divulgato l’esistenza di una trattativa. E l’accordo è stato studiato in maniera sopraffina: due partite previste, una in casa il 27 dicembre contro il Bremerhaven, l’altra fuori contro il Bayern a Monaco il 29. Tutto in periodo natalizio, con la gente ancora più propensa a partire da mezza Europa per vedere la sfida dal vivo.

Intanto nella sede del Bbc Bayreuth non si vive più, con richieste di interviste e chiarimenti da tutto il mondo. Da non perdere l‘intervista, in tedesco, ma potete tradurvela qui , in cui il gm Schottner racconta queste incredibili giornate.

Bayreuth, settantamila abitanti, Baviera settentrionale, è letteralmente impazzita. “Il nostro sponsor principale, l’azienda locale dell’energia – dice Schottner – non sarebbe coinvolta. Si tratta di un pool di aziende che hanno dato il via libera”. Il sospetto che sia una grande operazione di marketing è notevole. Il sospetto che l’accordo potrebbe non andare in porto è ancora più grande, visto il caso Bryant-Virtus Bologna, che di sicuro il Bayreuth si sarà studiato.

Certo che un paio di partite già vinte a mani basse farebbero comodo a coach Marco Van Den Berg per la salvezza sicura. Anche perché, se Durant arrivasse e non portasse in dote quattro punti in due gare la visita sarebbe mediaticamente ancora più esplosiva.

E ormai la situazione è fuori controllo, con i dirigenti del Bayreuth che affermano di aver pensato a Durant per la sua storia pulita, la sua disponibilità. “Non saremmo interessati allo stesso modo ad Iverson o Ron Artest”, dichiarano clamorosamente dalla Baviera, con una spocchia che appare fantastica.

“Ma è vero che Durant ascolta Richard Wagner”, è la domanda che nell’intervista viene posta a Schottner? Domanda tendenziosa e non poco, visto che il grande compositore tedesco visse gli ultimi anni della sua vita proprio a Bayreuth, rappresentando nel teatro cittadino alcuni suoi capolavori. “Ho sentito dire anch’io che Durant ascolta musica classica, ma sul fatto di Wagner credo si tratti solo di speculazione”. Se però arriva, una visita nei luoghi wagneriani siamo sicuri che ci scapperà. Nei prossimi due-tre giorni le parti scioglieranno le riserve sull’accordo.

FLASH – L’NBA RICOMINCIA – ACCORDO RAGGIUNTO SUGLI INTROITI – 49% TEAM, 51% GIOCATORI – IL RESTO DEVE ESSERE ANCORA PERFEZIONATO – SI PARTE IL 25 DICEMBRE – 66 PARTITE – PRIMO MATCH: BOSTON @KNICKS

L’Nba ricomincia a Natale. Proprietari, Nba e giocatori hanno raggiunto un accordo generale, in attesa di perfezionare alcuni dettagli. Definito il famoso Bri, ovvero la percentuale di introiti tra team e giocatori. A questi ultimi andrà il 51%, alle franchigie il 49%. Era questo il nodo principale da sciogliere e, a quanto tutti gli addetti ai lavori stanno twittando, e come vari siti americani stanno riportando, il nodo è stato sciolto.

A Natale vedremo Boston Celtics-New York Knicks, al Madison Square Garden, Dallas Miami a Miami e Chicago-Lakers. Il lockout Nba è durato 149 giorni.

Ma cosa accadrà adesso in Europa? Sarà molto curioso vedere cosa decideranno Williams al Besiktas, Gallinari a Milano, Parker al Villeurbanne, Tyreke Evans in arrivo a Roma. I campionati europei, “drogati” di campioni, dovranno lasciare le loro stelle. Un meccanismo diabolico che già in estate avevamo denunciato.

L’incontro definitivo di venerdì 25 novembre sarebbe durato 15 ore. Lakers e Orlando erano tra le squadre che più premevano per il raggiungimento di un accordo. Proprio da Orlando erano partiti nei giorni scorsi i segnali per una rottura del fronte compatto dei giocatori.

Probabilmente sara’ possibile salvare senza variazioni l’All Star Weekend, in calendario a Orlando dal 24 al 26 febbraio. In attesa che l’intesa venga formalizzata, si puo’ pensare al 9 dicembre come data di inizio dei training camp e del periodo di trattative per i free agent, i giocatori svincolati.

OH MY GOD – THEY DID IT! – University of Nevada Las Vegas, l’upset della vita – Batte North Carolina e diventa l’università del momento – Migliaia in campo alla sirena: ko 90-80 la numero uno del seed – The Game I Love porta fortuna: campus, invitateci – Both italian and english version

Unlv vince nel Las Vegas Invitational contro la numero uno del seed nazionale, North Carolina, e mette forse il sigillo più importante della sua storia dal titolo nazionale del 1990. E’ con grandissima emozione che anche noi ci troviamo a scrivere questo post, dopo la visita a Unlv e Las Vegas dello scorso ottobre, nel quale abbiamo raccontato la preparazione del team al campionato.

Unlv vince e adesso potrebbe cambiare radicalmente la sua storia. Che impatto può avere nel team una vittoria del genere? I prossimi due-tre mesi lo diranno, ma è certo che adesso il salto in avanti nel seed dei Running Rebels sarà notevole. Riuscendo, grazie anche e soprattutto a un coaching staff di primo livello, tra head coach Rice e Stacey Augmon tra i vice, a guadagnarsi il rispetto dell’intera nazione.

Una prova di forza incredibile per un gruppo che, in buona parte nuovo, doveva ancora mettersi alla prova contro squadre importanti. I Rebels hanno fatto questo contro North Carolina, senza timori reverenziali, sfruttando le loro doti in difesa e soprattutto la scarsa vena al tiro di North Carolina nel secondo tempo. I Tar Heels avevano chiuso in vantaggio la prima frazione 42-38.

Poi la risalita di Unlv, che ha avuto un immenso Mike Moser, che già si era messo in luce con le sue doti a rimbalzo nelle prime partite dell’anno. L’mvp però va a Chace Stanback, che con 28 punti fa il suo career high e si piazza tra i più interessanti prospetti anche in ottica Nba.

Vi assicuriamo che vederlo dal vivo giocare fa il suo effetto. E le previsioni che lo vogliono via da Unlv prima della fine del suo programma scolastico sembrano sempre più veritiere. Complimenti a coach Rice, che ha preso quest’anno in mano il gruppo e che in queste settimane è passato anche da momenti difficili nell’iniziare a costruire una mentalità vincente. Ma che sembra stia raccogliendo i frutti di questo immenso lavoro in allenamenti massacranti, nei quali, come lui chiede, l’azione deve chiudersi entro i dieci secondi.

Un pensiero anche alle migliaia di tifosi di Unlv: fantastiche le immagini dell’invasione di campo alla Orleans Arena, il parquet di Las Vegas dove si è svolta la sfida, che ha visto tra l’altro l’arrivo in città di quattromila tifosi dei Tar Heels. La cui scampagnata di Thanksgiving a Las Vegas è finita come mai avrebbero voluto.

ENGLISH VERSION

Unlv wins in Las Vegas Invitational against n. 1 of national seed, North Carolina, and offers perhaps the most important seal of its history from the 1990 national title. It’s with great excitement that we are writing this post, after a visit to Las Vegas Unlv last October, in which we reported the preparation of the team to the new season.

Unlv wins and now could radically change his hisstory. What impact can have on the team a win like that? The next copuple of months will tell, but it is certain that now the leap forward in the seed of Running Rebels will be remarkable. Succeeding, and especially thanks to a top-level coaching staff, including head coach Rice and Stacey Augmon, to earn the respect of the whole nation.

An amazing show of strength for a group that had yet to prove himself against important teams. The Rebels have done this against North Carolina, without awe, drawing on their skills in defense and especially the poor shooting streak to North Carolina in the second half. The Tar Heels had closed the first portion ahead 42-38 .

Then the rising of Unlv, who has had an immense Mike Moser , which had already revealed his talents in the first matches of the year. But the MVP goes to Chace Stanback , with 28 points, which makes his career high and is placed among the most interesting prospects in optical NBA.

We assure you that see him live play has its effect. The forecasts that want him away from Unlv before the end of the school program seem now more truthful. Congratulations to Coach Rice, who took in hand group and, facing some difficult moments, begun to build a winning mentality. But that seems to be reaping the benefits of this immense work in grueling workouts, in which, as he asks, the action must close within ten seconds.

A thought also for the thousands of Unlv fans Unlv: fantasticimages of the invasion of the Orleans Arena , the floors of Las Vegas where the challenge took place. Orleans Arena who saw the arrival of four thousand fans of the Tar Heels. Whose Thanksgiving trip to Las Vegas has been not so awesome.

OH MY GOD! THEY DID IT – A tre giorni dalla vittoria contro North Carolina, ecco la fotogallery della partita della vita di Unlv – Come un Capodanno: in pochi si sono ancora ripresi dalla vittoria che cambia tutto

Courtesy Getty Images, pubblichiamo la lunga fotogallery della vittoria di Unlv contro North Carolina, numero uno del seed. Una vittoria per la quale, tre giorni dopo la sfida, in molti a Las Vegas devono ancora riprendersi, tanta è stata l’ubriacatura. Una vittoria che cambia le carte in tavola della stagione dei Running Rebels, che The Game I Love ha seguito in ottobre con il viaggio a Las Vegas per la preparazione pre-campionato. Godetevi la gallery.

ENGLISH VERSION

Courtesy of Getty Images, we publish the photo gallery of Unlv victory against North Carolina, the number one seed. A victory for which, three days after the challenge, many Unlv fans have yet to recover in Las Vegas, so was the intoxication. A victory that changed Unlv season. The Game I Love followed in October Running Rebels pre-season with a trip to Las Vegas. Enjoy the gallery.