Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

Warriors-Cavs, l’alfabeto delle Finals: dormire con il Larry O’Brien in braccio è possibile

Curry abbracciato al Larry O'Brien

Per celebrare la vittoria dei Warriors nelle Finals e il primo anello dopo quarant’anni non basta andare a festeggiare come pazzi in Mission Street. Serve qualcosa di più. Serve un alfabeto ecco, un alfabeto che racconti questa squadra di pazzerelloni e queste incredibili Finals.

A COME AEREO: è successo di tutto nell’aereo del ritorno da Cleveland verso la costa ovest dei gloriosi Stati Uniti. Tante scene sono state simili alle altre: balletti in corridoio, musica a palla e sguardi ammiccanti alle hostess. Ma all’alba, quando filtrano le prime luci dai finestrini, la situazione appare come vedete qui sotto: cappottati tutti, con Curry che dorme abbracciato al Larry O’Brien.

Curry abbracciato al Larry O'Brien

B COME BIGLIETTI: come ci racconta la nostra preziosa fonte Marco Benvenuti, i biglietti per ogni singola partita alla Oracle Arena partivano dalla interessante cifra di settecento dollari, per toccare i 1200 a seconda della categoria. Con tutte le dovute proporzioni, si apre comunque il dibattito: ho speso 160 euro per guardare la finale di Champions League. L’Europa svende il suo sport o i prezzi statunitensi sono assurdi?

C COME CURRY: da oggi per il mondo non sarà solo una spezia con cui condire il pollo. Stephen si prende un posto nella Storia. Lui come la squadra erano dei predestinati. Negli ultimi tre anni hanno dato la medesima sensazione: non potevano ancora vincere ma lo avrebbero fatto, eccome se lo avrebbero fatto.

D COME DOCCIA: quella di Champagne a cui tutto il roster si è piacevolmente sottoposto nel post-gara. Doccia per tutti e solite pittoresche immagini dei cameraman vestiti con impermeabile come alle cascate del Niagara. Champagne che finisce perfino negli occhi, tanto che qualcuno ha messo occhialoni da motocross nei momenti della celebration. Doccia anche per la tenera figlia di Barbosa! IL VIDEO

Barbosa con la figlia dopo la vittoria

E COME ERRORI: la Nba ammette che i suoi arbitri hanno effettuato delle chiamate sbagliate in gara-2. Nell’epoca in cui dentro la Fifa sembra scoperchiarsi un pentolone ricco di intrecci e corruzione, la lega cestistica più importante al mondo si prende il cappello in mano e abbassa lo sguardo: “Igoudala ha inserito una mossa di karate in difesa contro Lebron. Ma gli arbitri non hanno visto niente”.

Il fallo di Igou su Lebrone

F COME FUTURO: e se adesso Golden State instaurasse una mini-dinastia? Con Curry accanto si cresce. Golden State potrebbe essere un toccasana per tanti tre a cui dare interessanti palloni in transizione. La svolta tattica, il quintetto piccolo, potrebbe essere una palestra non male per point guard talentuose. San Francisco non è solo la culla delle idee informatiche, sembra anche la culla delle più avveniristiche idee cestistiche.

G COME GUSTO: quello dei panini al granchio che servono alla Oracle. Ragazzi, si spenderanno anche tra i 25 e i trenta dollari per una combo con Coca Cola (eh lo so, non è poco) ma credetemi che sono di una bontà… D’altronde arena che vai, usanza che trovi e alla Oracle non puoi che trovare quei crostacei di cui Frisco è la patria.

H COME HOUSTON: i Rockets non fanno i complimenti direttamente ai Golden State su Twitter ma retwittano un tweet di Jason Terry che mostra il suo rispetto ai campioni. Come a dire “l’ha detto lui, noi non abbiamo detto niente”. La competizione a ovest è a livello piuttosto altino, questo trofeo pesa.

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I COME IGOUDALA: un titolo da Mvp pazzesco a dire poco. Ha ripagato i 48 milioni in quattro anni che Golden State gli passa. Certo, i fischi piovuti sul palco di Cleveland quando il commissioner gli ha comunicato il riconoscimento non sono il perfetto contorno. Nessuno avrebbe mai creduto di vedere tutto questo, eppure è accaduto.

J COME JORDAN: ha aleggiato sulla serie finale come non mai. Michael Jeffrey Jordan non è solo la fonte di ispirazione di Steve Kerr, con qui qualcosina in campo per i Chicago Bulls ha combinato. His airness è anche stato scomodato per i paragony con Curry. Azzardati, secondo la nostra opinione per il momento, per quanto vedere Curry in azione dal vivo sia poesia. Dateci 4-5 anni e poi diciamo la nostra.

K COME KERR: una grande persona. Coach Steve incanta. Esordio da coach Nba e titolo. Grande controllo, grande capacità di gestione. Al termine della sua carriera da coach prevediamo per lui il ruolo di conferenziere sul come fare squadra. Saremo forse influenzati dalla nostra passione per lui come giocatore. Fisico da ragioniere ma grande tiro e intelligenza cestistica. Si meritava tutto questo.

L COME LAKE CHALET: alla vigilia delle Finals a Lake Chalet, ristorante affacciato sulla baia di Oakland, c’è stata una festa vip per celebrare proprio l’inizio della grande avventura. Ebbene, la scultura di ghiaccio al centro della scena era veramente apprezzabile. Noi ve la mostriamo qui sotto. E’ forse l’informazione più stupida che vi diamo sulle Finals ma ci piace così.

La scultura di ghiaccio

M COME MUSICA: se c’è una canzone che ha creato scompiglio in queste Finals è “I’m in love with the coco” di Ot Genasis. Il rapper di Long Beach, senza tanti giri di parole, nel brano fa un elogio di una sostanza bianca piuttosto proibita che potete intuire. Ebbene, il brano è diventato un amuleto per la squadra, che canta ovunque a squarciagola il ritornello, anche sull’aereo di ritorno da Cleveland con il trofeo. Ragazzi, buoniiiiii.

N COME NOTTI: quelle dei tanti fan italiani Nba. Notti trascorse da svegli. Notti di Pan di Stelle e té freddo. A letto solo quando ormai è l’alba e la città si sveglia. In quel momento ti senti speciale. Solo una casta come la tua può permettersi certi orari. Ciao persone normali.

O COME OTARIE: come avranno preso la vittoria di Golden State questi tipici animali della città di San Francisco? Li trovi ovunque sui pier della zona nord. Noi crediamo che in qualche modo, dal caos che c’era nella notte della vittoria, in città, abbiano capito.

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P COME PARATA: un classico di chi vince. La parata in città è irrinunciabile e l’organizzazione di ogni franchigia che vince è sempre maniacale, di concerto con l’autorità comunale del luogo. Attenzione: la parata si svolgerà interamente a Oakland nella giornata di venerdì 19 giugno. San Francisco insomma, in questa festa non c’entra niente. Per un’altra giornata dunque le pistole a Oakland potranno tacere.

Q COME QUADRO: quello che metterete alla vostra parete con il disegno di Heather Rooney. E’ una artista americana che disegna a matita opere super-realistiche. Alla vigilia dei playoff Espn ha mostrato questo video, un timelapse della creazione del disegno. Non aggiungiamo altro, guardate il video.

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R COME RUSSIA: sì, c’è anche un po della terra della vodka e della matrioska in queste Finals. Sì perché il caro Timotthy Mozgov è stato il primo russo della storia dell’Nba a giocare le Finals e ad avere anche ruoli-chiave in certi momenti. Come cavolo cambia la Storia. Se avessi raccontato di questo scenario agli inizi degli Anni Settanta saresti stato preso per pazzo.

S COME SCARPE: siccome le scarpe da basket a noi fanno lo stesso effetto che le Manolo Blahnik a Carrie, facciamo un breve elenco di che scarpe sono state indossate dai protagonisti durante le Finals. In gara-6 Lebron ha messo le Lebron 12 completamente oro. Curry aveva le Curry Splash One (la sua scarpa, prodotta da Under Armour, bianca con logo Under Armour celeste.

T COME TENACIA: quella di Bill Russell. La leggenda durerà per sempre ma l’età avanza. Vederlo sul podio della vittoria di Golden State sorretto da una persona aumenta l’affetto verso una figura ormai familiare anche per i giovanissimi fan dell’Nba, che mai lo hanno visto giocare. Onore a lui che nonostante gli acciacchi continua ad essere sempre presente dove gli eventi Nba lo richiedono e alla Nba stessa.

U COME UNICO: Lebron è unico. Ammettiamo che non è il nostro giocatore preferito, ma la dignità mostrata nella sconfitta, con un roster che certo non era di primissimo livello, gli fa onore. Ha scelto di tornare a casa sapendo che avrebbe potuto trovarsi di fronte a situazioni poco piacevoli, come quelle di vedere Golden State esultare. Indipendentemente da tutto, gli auguriamo il meglio.

V COME VAREJAO: chissà se le cose con lui in campo sarebbero andate diversamente. Dispiace non averlo visto lottare sul parquet in queste Finals a causa dell’infortunio al tendine d’achille sinistro, che lo tiene fuori quasi da inizio stagione.

W COME WARRIORS: la storia forse già la sapete ma il nome Warriors in realtà fu dato negli anni Venti quando la franchigia era a Philadelphia. Poi negli Anni Sessanta il trasferimento a San Francisco e quindi a Oakland.

X COME XAVIER: l’università dell’Ohio aveva qualcuno per cui tifare nelle notti delle Finals. Era James Posey. Ve lo ricordate? il vecchio James, sedicesimo di tutti i tempi per punti proprio con Xavier, giocatore che ha girato non poche franchigie con la palla in mano, è ora assistant coach di Blatt proprio ai Cavs. Non è andata benissimo ma a Xavier erano comunque orgogliosi.

Y COME YEARBOOK: quello dei Golden State Warriors si trova a cinque dollari qui. Ma sappiamo che il suo valore diventerà un migliaio di volte superiore.

Z COME ZUCCHERO: ottobre 2014. I Cavs vanno a Rio de Janeiro per il tour promozionale. Le foto mostrano il team e il coaching staff sul pan di Zucchero, il famoso colle che sovrasta la città brasiliana. Volti felici. Nessuno sapeva ancora della comunque bellissima avventura di questi Cavs in una stagione che li ha fatti maledettamente crescere. Dai coach Blatt, riprovaci. Qui sotto, Kyrie Irving sul pan di zucchero.

Irving sul pan di zucchero

 

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