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Kevin Ollie, predestinato del coaching: Uconn vince e lancia la nuova dinastia post-Calhoun

Sembra ieri e sono passati quattro anni. Kevin Ollie è passato da una carriera di giocatore Nba medio alla vittoria da allenatore del Gran Ballo, della Big Dance Ncaa con Connecticut. Ora, non chiamatelo Kevin ma almeno signor Kevin. Un presunto mago del coaching le cui quotazioni salgono vertiginosamente giorno dopo giorno.

Avevamo seguito con piacere e con simpatia Kevin Ollie nella sua nuova veste di coach Ncaa a Connecticut. L’ex 76ers, Cavaliers e Thunder, tanto per citare tre team Nba in cui ha militato, ha chiuso con il parquet da giocatore nel 2010. Iniziando da subito la sua carriera da vice dell’hall of famer Jim Calhoun sulla panchina degli Huskies. Ma ora che, da capo-allenatore, è arrivato in vett all’Ncaa l’avventura simpatica diventa tremendamente seria. E delinea l’identikit di una possibile nuova star del coaching nel panorama della palla a spicchi Usa, un allenatore passato indenne dal confronto con coach Jim Calhoun, di cui è stato vice e dalle difficoltà che UConn ha mostrato lo scorso anno.

Chi ricorda Kevin Ollie solo come giocatore deve fare un upgrade nel suo immaginario e considerare l’altissimo spessore in panchina del classe 1972 nato a Dallas e Husky lui stesso, visto che da giocatore Ncaa ha vestito per i classici quattro anni la maglia degli Huskies.

La carriera di coach di Ollie comincia nell’estate del 2010. Tolta la maglia dei Thunder a fine carriera, non c’è stata soluzione di continuità. Ollie era già promesso come vice di Uconn e il passaggio avvenne subito. “Sono nato per fare questo lavoro”, disse Ollie sentendosi un predestinato ma certo mostrandosi anche molto, molto sicuro di sé. Due anni accanto a Calhoun sono come cinque anni di università a Yale per un economista. Ollie impara e passa all’incasso. Callhoun chiude la sua carriera monumentale: tre titoli con gli Huskies nel ’99, ’04 e ’11 oltre a un posto nella Hall of Fame.

Prendere il suo posto è da brividi. Ma è lo stesso Calhoun, che in carriera ha allenato anche Northwestern prima degli Huskies, a incoraggiare da bordo campo negli allenamenti Ollie, comunque in pieno controllo della situazione. “Ollie non smette mai di parlare in allenamento”, nota subito Espn in una delle prime sedute del 2012 di UConn, con Calhoun a bordo campo a seguire il discepolo.

Ollie ha fatto impazzire di gioia gli Huskies e il loro ateneo ma il 2012/2013 è stato da dimenticare. Il team lo scorso anno fu infatti escluso dalla big dance a causa di un Apr sotto i livelli consentiti. L’Academic Progress Rate è un indice che valuta il rendimento degli atleti nello studio. Se non hai un certo coefficiente, la Big Dance te la scordi.

Difficile elencare tutti i meriti di Ollie. Uno di certo è aver fatto diventare un uomo Shabazz Napier, point guard che potrebbe riempire siti e giornali nei prossimi anni grazie alla sua esplosività (e ai 22 punti nella finale). Uno che è al suo secondo titolo in carriera Ncaa e che quest’anno ha vinto anche il Bob Cousy Award come miglior giocatore dell’anno in Ncaa1.

Kevin intanto si gode il momento. Ha vinto sotto gli occhi di Ray Allen, uno degli Huskies che più ha portato prestigio a Uconn. E programma di lanciare una nuova dinastia. La dinastia post-Calhoun, che Ollie ha iniziato portando il quarto titolo della storia a Uconn. Non propriamente poco per uno che sì, ha sempre fatto della cultura del lavoro la sua bandiera ma che non ha portato trofei nella sua bacheca. Ha girato moltissimo da giocatore. E forse questo più di tutti ha contribuito alla sua crescita da allenatore, il tutto su un “telaio” già ampiamente predisposto per il coaching.

Il colpaccio lo ha fatto l’ateneo di Uconn, che lo accolse da vice nel 2010: gli Huskies hanno trovato forse il loro nuovo Calhoun, per dominare ancora negli anni avvenire.

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