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Barclays Center, splendido pugno nell’occhio di Brooklyn/FOTO

Mani entrance della Barclays

Da New York, testo e foto di Francesco Marinari

Che il Barclays Center sia ancora un oggetto in divenire lo vedi subito appena arrivi da Portland Avenue, all’uscita della metropolitana. Ma é anche abbastanza chiaro che sia stato un russo con notevole quantità di liquido, nel senso di denaro, a concepire una arena che é al suo primo anno di vita. Siamo a Brooklyn, all’incrocio tra la Flatbush e Atlantic Avenue, casa dei nuovi Nets emigrati dal New Jersey.

Dall’unione tra il petromiliardario Michail Prokhorov e Jay-Z non poteva che venir fuori un progetto altamente faraonico, per il quale il Center é soltanto la punta di un iceberg veramente grosso.

Scrivemmo del progetto Atlantic Yards anni fa: un mega complesso di grattacieli e uffici con appunto annessa l’Arena giá costruita, arena che farebbe da volano a tutto il resto.

Per adesso, intorno all’arena peró rimangono moltissime case basse vecchio stile. Abbatterle in futuro per fare spazio al progetto sembra scontato, anche se non cosí semplice. Sí perché gli ambientalisti protestano e non poco: durante la nostra visita alla Barclays, proprio sulla Flatbush, qualcuno ha lasciato appeso un lungo striscione. Il quartiere non vuole la Barclays, che sconvolge totalmente gli equilibri della zona. Alla gente insomma non interessa se la presenza della nuova casa dei Nets porti lavoro. Il quartiere, quel sapore da old Brooklyn, sarebbe irrimediabilmente sconvolto.

Il russo e Jay Z per il momento si godono i Nets, nonostante fin qui il record di 2-4 tra casa e trasferta e il record di due vinte e una persa al Barclays non siano troppo esaltanti per una squadra che ha Pierce e Garnett in squadra.

E comunque, Prokhorov non ha ancora reso il Center visitabile. Ci accadde un anno fa con Candlestick Park a San Francisco, ci é accaduto anche quest’anno: Barclays chiuso, aperto solo per la vendita dei biglietti, nessuna possibilità di entrare e vedere. “Stiamo ancora lavorando sui tour all’interno”, ti dice l’addetto che esce da un’uscita secondaria sulla Atlantic Avenue.

In generale, l’atmosfera é quella di un cantiere ancora molto molto aperto. Jay Z comunque ha segnato il territorio come farebbe un leone nella savana: é giá attivissimo un negozio monomarca di Rocawear, il marchio di moda che lo stesso Jay Z creò a suo tempo. E c’é da dire che quella giacca mimetica in vetrina non era poi male. Riflette la sobrietá del vecchio Jay e di una arena sfacciata nello sfoggiare la sua ricchezza in mezzo a un quartiere che non naviga propriamente dell’oro.

Menzione finale per Brook Lopez: mai avremmo scommesso all’inizio della sua carriera che il suo faccione potesse andare sulla gigantesca foto all’ingresso con tutto il quintetto. C’è speranza per tutti gente, anche per voi.

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