Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

Letta, il premier vecchio anche nel basket: cita Rambis e Cantù, ma perché non D-Rose e Dragic?

Un’occasione del genere non si può sprecare in questo modo. Ma come, la Gazzetta dello Sport intervista Enrico Letta sull’argomento basket e il premier giovane ma vecchio dentro invece di guardare al futuro pensa al passato? Ok tranquilli, l’amore per il gioco e per i padri di questo sport sono un fondamento per tutti noi. Ma l’intervista andata sulla rosea prova una volta per tutte come questo premier troppo posato, troppo occhialato, troppo giovane-vecchio pensi troppo al tempo che fu. Senza guardare davvero avanti, e questo ci dispiace, visto che l’Italia di tutto ma non di questo avrebbe bisogno. Il premier, senza pensarci, rivela la sua natura, anzi è la Gazza a scriverlo: “Il premier è un nostalgico, romantico, attaccato a tutte quelle passioni di una volta, come la musica dei cantautori italiani”.

La molla che fa scattare l’intervista è il contributo pur simbolico ma certo di peso che Letta darà per partecipare all’azionariato popolare per salvare la Pallacanestro Cantù. Tutti noi siamo stati al Pianella di Cucciago, tutti noi sappiamo quale patrimonio sia quello del team lombardo. Fin qui tutto bene. Però presidente, se proprio deve parlare di Nba, perché citare per forza un mito come Kurt Rambis (“Giocavo e portavo gli occhiali come lui”) e non dedicare almeno una frase all’Nba di oggi?

Il pezzo uscito per la Gazza nell'edizione del 3 novembre 2013

L’avrebbe fatta molto “obamiano”, lei che ha detto che il presidente degli Stati Uniti le ha regalato un pallone dei Bulls con gli autografi della squadra. Presidente, noi temiamo che lei conosca Rambis ma non sappia cosa sia un “gran ballo”. Presidente, forse non ci avrebbe convinto lo stesso ma ci creda, se avesse dedicato una frase a Dragic tipo “Bello il suo movimento Indiana” sarebbe cambiato molto della nostra considerazione per lei. Bastava anche citare D-Rose e un “Sono contento che sia tornato dopo tanti mesi di sofferenza”. E invece no, la speranza che lei parlasse del futuro di Anthony Bennet (“Sono curioso di vederlo all’opera dopo questa prima scelta a sorpresa del draft”) è naufragata di fronte a un “Giocavo a pallacanestro con gli occhiali”.

La preghiamo: dimentichi per un attimo Kurt Rambis e pensi a Boston senza Garnett. Sì, questa è una metafora per dirle che il passato ci ha rotto, che vogliamo il futuro.

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