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Grande Fratello o Nba? Le telecamere che dicono se un giocatore si impegna

Kenneth Faried, star dei Nuggets

E’ uno dei dibattiti dell’ultimo mese in Nba. Il nuovo sistema di scouting attraverso telecamere piazzate in ogni dove nelle arene Nba scatena commenti tra gli stessi giocatori. Perché queste cam possono rilevare, tra le miriadi di informazioni, anche l’impegno di ogni giocatore, quanto corre e in teoria quanto si sbatte per la squadra. Correre più degli altri non significa impegnarsi necessariamente più degli altri: il tifoso medio però spesso la pensa così e lo scouting rischia di dare informazioni fuorvianti.

L’azienda si chiama Stats, e ha uffici in tutto il mondo tra cui anche a Milano. Si occupa di fornire dati sportivi di ogni genere alle squadre e da qualche anno lavora su questo sistema di telecamere. Attraverso la telemetria e i movimenti dei giocatori, il sistema traduce una partita fornendo ogni tipo di statistica.

All’inizio si trattava di una sperimentazione e solo poche arene avevano installato il sistema di telecamere. Poi il tutto ha preso rapidamente piede. Dalla stagione 2013/2014 tutti i team avranno il loro Stats Llc Vu Sports Camera, questo il nome dell’apparato. Un sistema che costa centomila dollari all’anno. E’ l’Nba a coprire i costi per ogni squadra. E in questi mesi i tecnici di Stats hanno girato in lungo e in largo le arene per installare le telecamere.

Le statistiche fornite riguardano il singolo giocatore, la squadra e la palla. Sul giocatore i dati riguardano la velocità media e massima, quanta distanza percorre, la percentuale di realizzazione rispetto alla posizione in cui tira, la percentuale di realizzazione rispetto a chi gli passa la palla. E un’altra serie infinita di variabili.

I Raptors hanno usato questa tecnica in modo assolutamente avveniristico, costruendo dei ghost player, dei giocatori immaginari, che reagivano nella maniera corretta in difesa alle giocate offensive. Sovrapponendo i ghost player con i giocatori reali, si è potuto vedere quanto i player di Toronto rispondessero nella giusta maniera rispetto ai ghost. Roba esagerata, che potrebbe avere comunque un impatto di non poco conto sui team.

Shane Battier, l’intellettuale del gruppo, che ai club di Miami, al termine dell’allenamento con i suoi Heat, preferisce di gran lunga un buon libro, ha criticato la statistica spinta che il sistema applicherà ai giocatori. “L’istinto ne perde. Non voglio sapere in maniera scientifica quanto mi impegno. So da me, sento dentro di me cosa è giusto o meno fare in partita. Il sistema rende tutto meno istintivo”.

Un pensiero certo non peregrino ma fondamentalmente giusto e condivisibile. Le statistiche sono buone per il prima e il dopo, non per il durante. Le statistiche anche molto spinte non possono cambiare l’istinto di un giocatore, non possono e non devono portarlo a modificare o influenzare le sue decisioni. Detto questo, per chi è appassionato di questo sport, le telecamere di Stats danno nuove letture, possono fornire statistiche divertenti, buone per il post di un blog. Ma non porteranno necessariamente miglioramenti al gioco dei singoli, soprattutto se questi singoli sono dei fuoriclasse.

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