Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

LIVING IN AMERICA 17-11 – Scemo e più scemo iniziò così – Abbiamo avuto l’onore di indossare una fat head alla partita di Unlv – Vi rimandiamo alla foto per scoprire cos’è una fat head – Il bello è che per indossarla abbiamo fatto ottocento km di deserto

Francesco Marinari (twitter: @framar1977)
da Las Vegas, Nevada

Fare ottocento chilometri in auto tra la California e il Nevada per indossare la fat head di Justin Hawkins, giocatore di punta di University of Nevada Las Vegas prima della partita contro Jacksonville State in casa a Las Vegas, al Thomas and Mack Center. Se non ci avessero detto che il basket ci avrebbe portato a questo non ci avremmo mai creduto. E invece un anno dopo siamo tornati a raccontare Unlv e la sua folle passione per la palla a spicchi.

La Rebellion, il tifo universitario dei Runnin’ Rebels, era carico come non mai. Dopo la vittoria di apertura di stagione contro Norhtern Arizona c’era la sfida sempre in casa contro Jacksonville State. Ancora una volta, il dominio di Mike Moser e Justin Hawkins, il gioco fulmineo di Unlv passa per noi in secondo piano. La Rebellion, grazie ai buoni uffici di Marco Benvenuti, ha accolto così bene The Game I Love da insignirlo di un onore vero: indossare una delle fat head, una delle teste -caricatura che riproducono i giocatori. E così abbiamo vestito i panni di Justin Hawkins.


Sopra, il video in cui indosso la fat head, con giro di campo annesso

La storia di queste teste è incredibile così come l’idea di realizzazione. Che nella sua complessità è semplice. E’ stata infatti riprodotta una faccia poligonale, in tre dimesioni, da semplici foto dei giocatori. Il risultato è incredibile: nessuno nell’Ncaa ha qualcosa del genere. La curva e il Thomas & Mac impazziscono per le teste. Indossarne una significa fare il giro del campo e farsi fotografie con decine e decine di persone. I bambini ti danno il cinque mentre le immagini di te che fai lo scemo vengono rimandate addirittura sul jumbotron davvero di livello del T&M.

Non potevamo non entrare nella parte, e dunque da scemo a più scemo il passo è stato breve. Abbiamo fatto danzare il nostro Justin Hawkins a ritmo di break dance, mentre l’immensa banda che si sistema accanto alla Rebellion dietro il canestro teneva il ritmo. Dopo l’incontro con David Wood a Reno, il tour Ncaa di The Game I Love prosegue come assolutamente mai avremmo soltanto sperato.

Certo per vestire la fathead abbiamo dovuto sudare e non poco: ottocento chilometri di guida, peraltro da sogno, tra Reno e Las Vegas. Guidare tra queste due città seguendo l’interstate è un’attività che consigliamo caldamente. Centinaia di km di deserto intervallati da paesini dove ancora la casa di legno con la sedia a dondolo sotto il patio è un’istituzione. Paesini completamente deserti, dove comprare snack è possibile soltanto all’unica pompa di benzina, gestita di solito da una donna dai modi spicci. Semplicemente splendido, così come la vista a perdita d’occhio.

A proposito, come al solito: interessa che Unlv abbia vinto su Jacksonville per 77-58 con 16 punti di Justin Hawkins, il giocatore del quale abbiamo indossato la fat head? Come al solito sì, interessa, ma il contorno ha ancora una volta rapito totalmente la nostra attenzione. Giuriamo che vi parleremo appena possiamo anche di basket giocato, a meno che non vogliate continuare a sentire queste storie assurde.

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