Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

LIVING IN AMERICA – La partita Nba vista da una luxury box

Con una delle Warriors dancers

Francesco Marinari (twitter: @framar1977) da Oakland, California

La Bart (così si chiama la metropolitana a San Francisco) ti porta da Imbarcadero a Oakland in pochissimi minuti. Passa sotto il livello del mare. Il tempo di un pisolino e sei proprio a Oakland, la città più violenta d’America, dove come mostrano le facce dei viaggiatori impauriti ti senti al sicuro e rilassato solo quando sei dentro la stazione e aspetti il treno insieme a qualche altro centinaio di persone. E’ la Bart che ti porta quasi sotto lo stadio degli Oakland Raiders dell’Nfl. Passi lo stadio e ti ritrovi davanti alla Oracle Arena, la casa dei Golden State Warriors, palazzo di vecchia concezione, a pianta rotonda, costruito negli anni Sessanta. Stupendo dentro e fuori. E’ qui che abbiamo seguito per il nostro meraviglioso pubblico Golden State Warriors-Atlanta Hawks.

Ci piacerebbe condividere con voi la parte tecnica ma come sapete siamo troppo frivoli per farlo almeno di primo acchito. Con il nostro agente in sonno negli Usa Marco Benvenuti abbiamo visto il match dal posto più frivolo della Oracle: una delle luxury box, le super stanze che si affacciano sul campo e che vengono gestite da grandi compagnie, banche, aziende, per i loro clienti. D’altronde, potevamo vederla per voi da una prospettiva comune? A fare gli onori di casa nella nostra luxury c’era Kevin Zeidan, della Silicon Valley Bank.

Se ci chiedete cosa è successo sul parquet, vi avvertiamo che vi siete rivolti alle persone sbagliate. Sì perché dentro le luxury la partita è un vero optional. Questo a causa del banchetto infinito dall’antipasto al dolce, a cui non puoi non dedicare molti minuti. E perché dentro le luxury, cari amici, si chiacchiera a non finire. Si chiacchiera di tutto: del tempo, di San Francisco, a un certo punto mi sono ritrovato a disquisire del futuro del giornalismo online. Interlocutori brillanti e affabili, ma chiacchierando sono arrivato all’intervallo senza guardare quasi un secondo del match.

L’atmosfera, per capirsi, è un po’ da Big Kahuna. Tutti sono lì certamente per divertirsi. Ma un po’ anche per lavoro, come a una convention. Lo sport è usato molto spesso negli Usa con questo scopo. Vi ricordate “Alla ricerca della felicità”? E’ proprio attraverso il baseball e proprio a San Francisco che Will Smith se non andiamo errati riuscì a trovare un posto di lavoro.

Entrare alla Oracle però non è una passeggiata. Qui il livello di sicurezza è addirittura superiore allo Staples Center. A Los Angeles puoi portare dentro lo zaino. Qui no. Chi viene con la metro e ha borse deve prima di entrare trasferirsi in un altro lato del palazzo e depositare tutto quello che ha, macchine fotografiche comprese, cellulari fortunatamente esclusi. E’ per questo che non abbiamo foto di qualità. Comunque alla Oracle il problema pacchi e borse sospette è stato eliminato alla radice.


Qui sopra un video della serata: a prenderci sul serio noi non riusciamo, accettateci così, come cugini scemi

Il nostro arrivo è stato un paio d’ore prima dell’inizio del match. C’è stato ampiamente il tempo per un giro tra i soliti innumerevoli ristoranti della Oracle (se non hanno doritos o hot dog tra le mani giuro che gli americani non ci pensano neanche a vedere la partita) e tra i negozi del merchandising Warriors.

Con piacere abbiamo rivisto due o tre persone. Il caro vecchio Don Nelson (“ma non era morto?” ha detto qualcuno confondendolo con non sappiamo chi altro) e Richard Jefferson, che è in maglia Golden State: caro Jef, sono passati i tempi in cui lottavi per l’anello. Ora invecchi, e bene, al sole della California. E poi Larry Drew: non solo perché da un paio di stagioni fa i miracoli come head coach di Atlanta, ma anche per la sua militanza pesarese nell’anno cestistico di grazia ’88/’89.

La serata era proprio dedicata a Don Nelson. Una serata vecchie glorie insomma e Don ha accettato di buon grado la glorificazione, essendo stata tra l’altro Golden State l’ultima sua squadra allenata prima del ritiro. Ora è Hall of Famer, class of 2012 e se la ride sotto i baffi. Ne ha viste di retine vibrare e il film mandato sul jumbotron prima della partita è stato il tributo di San Francisco al coach. A Don è stato dedicato anche l’intervallo. Non fate troppe domande, possiamo solo dirvi che David Garibaldi è un pittore che crea le sue opere in pochi minuti danzando mentre dipinge. Ha fatto questo nell’halftime show e ovviamente il ritratto era quello di Don Nelson.

Per la cronaca ha vinto Golden State, ma nel finale la situazione è degenerata. Il gruppo messicano della luxury accanto alla nostra era preso molto bene ed è esondato verso il nostro spazio. Solo noi potevamo indovinare una zona calda anche nelle luxury. Ma quel pick & roll di Harrison Barnes? Ma il sistema difensivo di Atlanta? Possono gli Hawks arrivare lontanou anche quest’anno? Non fateci domande please. Non scherziamo gente, non eravamo di certo là per vedere una partita di basket.

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