Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

LIVING IN AMERICA 10-11 L’EDITORIALE – Da un motel di Lompoc, profonda California, tra San Francisco e Los Angeles, vedi le cose con un’altra prospettiva – Caso Lakers: accomodatevi all’idea che Phil Jackson tornerà in panchina con due anni di contratto – Domanda: non era meglio provare a programmare davvero? La verità è che i gialloviola vogliono

Da un motel di Lompoc, profonda provincia californiana tra Los Angeles e San Francisco, vedi le cose sotto una luce diversa. La nottata allo Staples Center, con Lakers-Golden State dal vivo seguita per il blog, ha lasciato in noi emozioni certo, ma anche molte domande sul futuro della franchigia gialloviola. Abbiamo visto la prima e forse una delle poche partite senza Mike Brown in panchina, dopo il licenziamento avvenuto poche ore prima del nostro arrivo nella zona di La Live. Le notizie che arrivano in questi minuti dalla Espn americana danno poco spazio a dubbi.

Sarà Phil Jackson il nuovo (parola che ci fa sorridere) coach dei Los Angeles Lakers. Avrebbe, ha, raggiunto un contratto per i prossimi due anni. D’altronde tutto lo Staples tifava Jackson. Nella serata del derby californiano il coro “We want Phil” è diventato un tormentone fino alla palla a due. E si sa, ai Lakers le opinioni contano. Quelle di Kobe hanno forse contribuito in maniera determinante al licenziamento di Brown. Quelle dei tifosi ora influenzeranno anche la scelta del nuovo allenatore.

La domanda nasce spontanea, diceva un presentatore qualche anno fa alla televisione italiana. E’ giusto tornare al vecchio (in senso figurato, non è un aggettivo riferito a coach Zen), o è il caso di cogliere l’occasione per porre le basi dei Lakers del futuro con una nuova figura che possa traghettare la franchigia verso i Lakers del futuro, quelli senza Kobe? Ci abbiamo pensato molto nella nostra giornata on the road, in stile Kerouac, sulla costa californiana in direzione San Francisco, dove arriveremo domani.

La realtà è che i Lakers hanno un bisogno spasmodico di raggiungere il sesto anello con Kobe. Di proiettarlo nella Storia del basket mondiale, e di associare il ragazzo pistoiese d’adozione alla loro franchigia. Di creare una nuova assonanza Michael Jordan-Bulls, cosa possibile solo con il sesto titolo. Una grande operazione di marketing e non solo. Un grande sogno che Buss vuole trasformare in realtà guarda caso nei prossimi due anni, quelli del contratto di Jackson.

Tranquilli, coach zen riuscirà nell’intento. Impossibile non farcela per l’unica vera voce ascoltata da tutti tra i gialloviola. Il suo ritorno ha un impatto importante sui veterani e di conseguenza sui nuovi (a proposito, Morris terzo playmaker non è poi così male).

Certo, c’è molto da lavorare. Tra un taco e un pretzel acquistati in uno dei circa trenta ristoranti dello Staples, si è visto un Metta assolutamente fuori fase e Howard mentalmente e fisicamente ancora non pronto. Con Kobe a corrente alternata è toccato ad Antawn Jamison e appunto a Morris, insieme a Jordan Hill, mettere punti di peso. Alla fine i Lakers hanno vinto molto facile, ma d’altronde non poteva essere la serata di Golden State, vittima sacrificale nella serata dell’orgoglio gialloviola. Da domani si ri-cambia ancora musica. Musica zen.

Francesco Marinari
Twitter: @framar1977

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