Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

LIVING IN AMERICA 9-11- (E giuro che non scherzo): allo Staples Center all’ingresso misurano anche quanto è lungo l’obbiettivo della tua macchina fotografica – Così le conversazioni sono tutte: “Mi faccia vedere quanto ce l’ha lungo” – La vera attrazione è la fila con le tende da campeggio dei fan di Twilight per la prima del film – Ma la proiezione sarà soltanto lunedì

Con Marco Benvenuti, nostro gancio negli Usa

E’ come se aveste assolto a un compito che avevate stabilito prima della fine del mondo del prossimo 21 dicembre. E’ così che è andata per noi e il nostro blog, all’esordio dal vivo in una partita Nba. Ora possiamo dire di aver fatto quasi tutto. E aver festeggiato i cinque anni di vita con Lakers Golden State ci fa sentire soddisfatti come Lebrone con l’anello al dito. Ci sarebbe da parlare per ore del momento dei Lakers, di Metta e di tutti gli altri.

Lo faremo, ma ora fateci raccontare le cose futili, per le quali siamo campioni. Fateci raccontare che allo Staples Center la sicurezza prima di entrare controlla ogni zaino, ogni borsa, con un’attenzione maniacale per video e macchine fotografiche. Non si possono portare telecamere o altri congegni elettronici che possano fare immagini video. Se li hai, devi tornare in auto a lasciarli. Ma i cellulari sono ammessi, e visto che oggi i device mobili hanno degli obbiettivi almeno uguali a molte telecamere in commercio il divieto è vanificato in partenza.

L’aspetto più fantastico è sugli obbiettivi delle macchine fotografiche. Non possono superare una certa lunghezza, crediamo per evitare che siano riprodotte immagini troppo nitide e quindi commercializzabili degli atleti. E quindi gli addetti misurano con un metro gli obbiettivi più lunghi, come il nostro. Non stiamo scherzando, è tutto vero. Ma le conversazioni a quel punto virano su doppi sensi imbarazzanti e “mi faccia vedere quanto è lungo” diventa una delle frasi più spese all’ingresso.

Noi avevamo uno zoom, abbiamo promesso di non usarlo pur di non tornare alla macchina ma ovviamente lo abbiamo usato alla grandissima. La serata è scorsa alla grande nei nostri posti tra la panchina e il canestro, abbastanza in basso da proporvi le foto che vedete. Un mito è sfatato: in Usa si mangia un sacco alle partite, è vero, ma non è vero che per il cibo viene sacrificato anche il match. In linea di massima tornano tutti o quasi in tempo per l’inizio dei quarti, salvo, come in questa vittoria larga Lakers, guadagnare l’uscita dieci minuti prima della fine per evitare il traffico (che tanto troveranno comunque, vi assicuro che questa città o conurbazione ha ingorghi 24 ore al giorno).

Se il vostro posto è dietro al canestro, vi daranno i gonfiabili per distrarre il tiratore avversario durante i liberi. Inoltre, tutto il mondo è paese e le bucce di arachidi fanno da tappeto al pavimento davanti alla sedia di chi li ha comprati. Sì, sono le identiche scene dei palazzetti italiani, e questo ci ha fatto sentire molto a casa.

Per il resto, lo Staples è roba davvero da brividi, con una menzione speciale per il momento dell’inno. Lo abbiamo sentito così tante volte prima di un match che ormai ascoltarne anche poche note ci ricorda l’alba o la tarda notte. Apprezzarlo dal vivo è quanto di più incredibile ci potesse capitare.

Una menzione speciale per la sicurezza. E’ inflessibile quella all’ingresso, ma lo è di più quella che controlla le singole zone dell’arena. Visto coi nostri occhi richiamare un bambino che si stava affacciando alla balaustra che delimita la tribuna dal varco da cui entrano i giocatori in gialloviola. Per quanto ci riguarda invece, siamo entrati nel mirino della security per la bandiera italiana che abbiamo cercato di mostrare a Kobe. Volevamo entrare e godercela da tifosi, per raccontarla dalla parte dei fan, e così abbiamo fatto.

Se pensate che la cosa che ci ha più stupito è la tripla di Ron Artest (no, noi Metta non ce lo chiamiamo) vi sbagliate di grosso. Lunedì al Nokia Theatre, proprio di fronte allo Staples, c’è la prima di Twilight. Bene, da oggi di fronte al Nokia ci sono decine di tende. Sono quelle dei fan accampati, che aspetteranno tre giorni in strada per essere tra i primi a godere della nuova puntata della saga. E’ stata creata un’area per loro.

Alla fine del match abbiamo fatto qualcosa di molto italiano: cena fast food a un furgone equivalente dei nostri porchettari. Ma qui in Usa i furgoni sono gestiti dai messicani e si mangiano solo taco (di una bontà incredibile). E’ tutto per il momento. Comunque anche noi abbiamo gridato “We want Phil” insieme al resto dello Staples che dopo il licenziamento di Mike Brown chiede a gran voce il ritorno di coach Zen.

Per due volte abbiamo dovuto dire “non scherziamo” in questo pezzo, ma sappiamo che comunque continuerete a non credere a quello che vi abbiamo raccontato.

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