Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

LIVING IN AMERICA 8-11 – Noi, i grunge di oggi noi – Dalle atmosfere popolari Nascar alla puzza sotto il naso di Venice Beach – L’America è come Los Angeles: dal caldo estivo al freddo più totale che arriva dal Pacifico – E intanto, tra poche ore vi racconteremo Lakers-Golden State – Mentre siamo appena tornati da una sessione, come pubblico, di riprese dei talk show della Cbs

La verità è che la nostra emozione tocca confini mai esplorati. La verità è che, come vi avevamo annunciato, tra poche ore vi racconteremo Lakers-Golden State allo Staples Center. Dall’ingresso nello Staples fino e oltre la sirena, vi mostreremo come si vive dalle tribune la partita del quintetto attualmente più forte del mondo. Quintetto non privo di polemiche al suo interno, dopo un presunto incidente diplomatico tra Kobe e Mike Brown dopo la sconfitta dei Lakers con i Jazz. “Sono stanco di queste polemiche, sono troppo grande per questo”, ha detto Kobe in un anno che appare inquieto, con gli spettri di un pensionamento tra pochissime stagioni, pensionamento che il Mamba ha smentito.

Va bene, ne riparleremo anche perché siamo già tesi di nostro nell’entrare allo Staples, non vogliamo alimentare ulteriori aspettative. Ci ripenseremo tra poche ore. Vi diciamo però che siamo molto molto ispirati dal vento dell’Oceano che stiamo respirando. Dalle atmosfere popolari della Nascar e dell’autodromo di Fontana, ci siamo spostati infatti nella fichettissima Venice Beach. Che ha abbandonato l’immagine di spiaggia per culturisti, con gabbie e facce truci. Ora è un quartiere giovanissimo, trendissimo, grungissimo. I sosia di Kurt Kobain passeggiano per strada, mentre le bici sono sempre più “avanti”: rigorosamente a scatto fisso, con manubri sempre più corti e ovviamente senza freni.

In questo contesto siamo all’Erwin Joy de Vivre, un hotel per il quale Nonsolomoda sprecherebbe servizi su servizi, tanto per farvi capire l’atmosfera. Fronte Oceano, con un rooftop lunghissimo e votato ad aperitivi di rara atmosfera. La nostra suite ha più oggetti di design dell’abitazione di Philippe Stark, mentre non vediamo l’ora che sia giorno per due motivi. Vedere l’Oceano con gli occhi ancora assonnati (privilegio assoluto) ma soprattutto vedere, con gli stessi occhi assonnati, il playground di Venice, che si trova proprio sotto il nostro terrazzo. Siamo in pole position, prendendo a prestito una delle battute più celebri di Vacanze di Natale 83.

Dalla profonda provincia americana di Fontana alle atmosfere sofisticate di Venice, nel mezzo abbiamo passato un pomeriggio come pubblico di un paio di programmi. Real Time di Bill Maher, paladino dei democratici e autore di una trasmissione che per dirla con dolcezza bacchetta il mondo repubblicano. Il primo show in onda dopo la vittoria di Barack Obama (su Hbo) è un momento-chiave della stagione televisiva. Per questo non abbiamo assistito a una vera e propria trasmissione. La Cbs ha convocato il pubblico semplicemente per fargli fare da cavia e capire su quali delle trenta freddure sui democratici proposti la gente avrebbe riso di più.

Da lì, trasferimento in un altro studio televisivo per due puntate del Late Late Night Show di Craig Ferguson. E’ una sorta di David Letterman che va in onda però in terza serata. Anche in questo caso c’è l’intervista alla scrivania del vip di turno. Tra gli altri ospiti c’era anche Ll Cool Jay: un emozione vedere un paladino dell’hip hop, che tra l’altro ora ha una parte in un serial poliziesco. Gli studi della Cbs sono uno dei posti più freddi del globo: l’aria condizionata è sempre al massimo per contrastare la temperatura incandescente delle lampade di scena. Così, quando abbiamo assistito a un black out che ha costretto a continuare la puntata con le sole luci di servizio, la temperatura è diventata glaciale.

Ora, cerchiamo di raccogliere le forze e pensare allo Staples. Ci avvicineremo in macchina, parcheggeremo e poi entreremo. Da molto pensiamo a tutte queste azioni in sequenza. Facciamo tutto questo per voi, cari lettori. Poi non dite che non vi pensiamo.

Francesco Marinari
Twitter: @framar1977

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