Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

LA SERA ANDAVAMO DA STERN – Il commissioner David Stern va in pensione nel febbraio 2014, dopo trent’anni di Nba – La nostra richiesta rimane la stessa: lo vogliamo a Porta a Porta – Trent’anni, due lockout e la fondazione della Wnba: può bastare amico David – E arriva Adam Silver

David Stern, commissioner Nba, va in pensione. La nostra richiesta a Bruneo Vespa rimane la stessa: vogliamo una puntata monografica dedicata a David Stern. Lo vediamo entrare dopo il suono del campanello (sembra che Bruno possa azionarlo da un telecomando che ha in tasca, guardate con attenzione se lo fa). Vediamo David sedersi sui divani bianchi e parlare di trent’anni di Nba, vediamo David spiegare i due lockout e la fondazione della Wnba. Vediamo David e attraverso lui vediamo, che lo vogliate o no, trent’anni di Nba. Se la lega oggi è quel che è lo si deve a lui. E pazienza se abbiamo dovuto cedere a una Nba troppo spettacolare o televisiva.

Pazienza se spesso il gesto del borotalco di Lebrone ha più significato di una sua giocata. Quello che conta è che David ha fatto evolvere con i giusti tempi un prodotto mondiale. Prima imponendolo all’attenzione mondiale attraverso i media, poi aprendolo ai giocatori non statunitensi. Se possiamo vedere Pau Gasol in maglia Lakers, se vi siete esaltati per una tripla di Navarro o per Belinelli approdato ai Bulls lo dobbiamo in qualche modo a Stern. Non un santo certamente, non una persona flessibile. Non un progressista, se dovessimo fare un’analisi sociopolitica.

Nonostante questo ha saputo adeguare nei decenni l’Nba al mercato, alla sensibilità del pubblico. Dandole quella duttilità che lui forse non ha mai avuto. In questo sta la sua forza. Ha preso il potere il 1 febbraio del 1984: un’era geologica fa. Da allora, sotto i ponti, è passato di tutto. Ha capito la potenza della televisione negli anni Novanta e ha venduto i diritti dell’Nba in 175 paesi. Ha capito la potenza di internet negli anni Duemila, intuendo che questo era il cavallo di troia per far arrivare il suo prodotto in Estremo Oriente e oggi nba.com e la distribuzione in streaming delle partite rappresentano un assoluto cardine della lega.

Infine, ha capito che per rendere un prodotto davvero mondiale serviva che gli attori, ovvero i giocatori, provenissero dal globo intero. E ci ha regalato Manu Ginobili e Dirk Nowitzki. Ha avuto il tempo di veder arrivare e veder ripartire un giocatore cinese, seguito da buona parte di quel miliardo di persone che popolano quel Paese.

Adesso lo vediamo sussurrare qualcosa all’orecchio di Lebron James alla consegna dell’anello. Ne consegnerà 28 in tutto, compreso quello del prossimo anno, se non andiamo errati. A noi piace ricordarlo quando lo incontrammo di persona nel 2010, durante l’Nba Europe Live di Milano. E pensammo l’unica cosa che ci venne a mente in quel momento: “Chissà quelle mani quante mani di prime scelte hanno stretto”. Good luck, mister Stern.

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