Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

L’EDITORIALE – Stagione mozzata e infortuni – Ma nonostante questo, dopo il temporale, godiamoci il sereno – Nba Finals, Oklahoma-Miami: così uguali, così diverse – Tra Kevin e Lebrone, chiunque vince proverà l’ebrezza del primo anello

di Francesco Marinari

Che cosa sarebbe stata questa stagione se fosse partita regolarmente? Che cosa sarebbe stato di questi playoff se Derrick Rose fosse stato pienamente abile e arruolato? Ve lo chiedo perché la prima circostanza (la stagione mozza causa lockout) presuppone la seconda circostanza (l’infortunio di Rose, in cui la stagione condensata può aver avuto un ruolo). Domande credo lecite, e che dimostrano come non possiamo valutare appieno questa stagione senza inserire nella formula matematica alcune variabili in più di peso.

Cosa che dimostra come, di chiunque sarà l’anello, in questo titolo 2011/2012 le circostanze, la fortuna, le combinazioni astrali avranno un ruolo ancora maggiore. Stern e l’Nba hanno voluto comunque far iniziare la stagione. Cosa oltremodo ragionevole per motivi commerciali e di rispetto per il gioco. Ma è certo che hanno varato questa regular season a rischio e pericolo loro e nostro.

Sì, perché fare pronostici è stato per tutta la stagione complicato, tanto quanto fare anche valutazioni tecniche visto il massacro che certi roster hanno subito. Un frullato di emozioni, un cocktail che solo i migliori bar avrebbero potuto servire. Alla fine, il barman fa uscire dallo shaker due team che meglio hanno attraversato questa stagione pazza e tormentata. Oklahoma e Miami, Heat e Thunder. Da un punto di vista paesaggistico potremmo paragonare le due città a una sfida italiana Porto Marghera-Capri, tanto le due comunità assorbono stili di vita e canoni estetici diversi.

Ma alla fine, dopo il temporale, non possiamo non goderci il sereno. Perché le Finals sono le Finals, l’inno ascoltato nel pieno della notte fa sempre il suo effetto, e metteremo da parte le considerazioni che l’anello sarà un anello a metà.

Alla fine, dopo il temporale, non possiamo non considerare Thunder e Heat le giuste invitate alla grande festa finale. Oklahoma e il suo gioco mezzo secondo sempre avanti all’avversario. Oklahoma e Kevin Durant, che non sarebbe tale senza quel giocatore totale che risponde al nome di Russel Westbrook. Miami e Lebrone, che non avrebbe avuto così tante chance di giocarsi un anello senza quel semi-Dio della palla a spicchi che risponde al nome di Dwayne Wade.

Kevin-Lebrone: c’è chi dice che la pressione è tutta sulle spalle del primo. Crediamo che sia alla grandissima sulle spalle del secondo. Diciamolo: uno dei motivi di interesse delle Finals è proprio il nativo dell’Ohio, con la morbosità degli appassionati rivolta al possibile dramma sportivo nel caso che l’ex Cavs non riesca neanche quest’anno a mettere al dito il titolo. Lebrone avrà tutti gli occhi addosso e non può che essere così. Una pressione pazzesca. Può non essere simpatico a tutti Lebrone, ma essere il Prescelto significa anche accettare tutto questo e riuscire a portare il peso senza cadere. Per questo gli si deve rispetto.

Noi comunque diciamo Oklahoma, anche se un pochino tifiamo per coach Spoelstra. Lui, stretto tra due personalità eufemisticamente debordanti come Pat Riley e Lebrone, è riuscito a portare fin qui da solo un sacco fatto di chili e chili di pressione. Una ricompensa, la meriterebbe. Buone Finals.

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