Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

NCAA STORIES – Fu un attimo e cadde fulminato sul parquet – Una delle storie più commoventi e agghiaccianti dell’Ncaa – La morte di un grande campione – La morte, nel 1990, di Hank Gathers, il totem di Loyola Marymount


Un piccolo estratto con i momenti più commoventi del documentario di Espn America sulla morte di Hank Gathers

Ci sono atleti che più di altri non accettano un problema fisico, pur grande che sia. Ci sono atleti che ignorano problemi fisici anche gravi. Non per incoscienza, ma per l’amore del gioco. Perché senza gioco, semplicemente non vivono. Questa è la storia di Hank Gathers.

Ala forte dalle eccezionali doti fisiche, ma soprattutto uno dei pochi eletti nel mondo del basket ad aver chiuso un anno, il 1989, in qualità di leader di punti e rimbalzi in Ncaa Division I. Era il re di Loyola Marymount, l’università losangelina che lo accolse come un leader. Un re, che morì in campo, colpito da un attacco di cuore, il 4 marzo 1990. Cadde a faccia in su. Qualche secondo di incoscienza con giocatori, arbitri e allenatori intorno a lui. Si rialzò. Gli dissero di sdraiarsi. Lui disse “Non voglio sdraiarmi”. Per poi perdere definitivamente conoscenza.

Hank morì una ventina di giorni dopo aver festeggiato il suo 23esimo compleanno. Morì perché, già sofferente di cuore, aveva tagliato drasticamente il dosaggio di medicine che doveva assumere a causa di un disturbo al ritmo cardiaco. Già. Perché la storia dei problemi al cuore di Hank parte da prima. Parte dal 9 dicembre 89, in un match contro Santa Barbara. Non aveva mai avuto problemi fino ad allora. Durante la partita va a canestro, gli fanno fallo. E’ il momento dei liberi. Sulla linea, prima del tiro, collassa. Grande spavento e primi accertamenti. Hank ha un problema di disturbo del ritmo.

Ad Hank, forse, avrebbero dovuto semplicemente impedire a quel punto di continuare a giocare. Ma Loyola era in rampa di lancio con lui e il suo amico e compagno di squadra Bo Kimble. Insieme erano arrivati a Loyola due anni prima da University of South California, dopo un anno travagliato con gli Spartans, finito male con il taglio del coach e la fuga dei due sbattendo la porta tra accuse varie.

Ad Hank non impediscono di continuare a giocare. La West Coast Conference non aspetta. In ballo, con un gioco di parole che ci perdonerete, c’è il Gran Ballo nazionale. Hank continua a giocare ed allenarsi assumendo un farmaco, l‘Inderal, che regola il ritmo, creando però ripercussioni fisiche. Una persona normale, con una vita normale, sopporta l’Inderal. Ma uno sportivo che assumendo quella medicina prosegue anche l’attività agonistica può andare incontro a problemi.

Hank, assumendo quelle quantità di medicine, non gioca più come prima. E’ imballato, si stanca velocemente. Dentro di sè è dilaniato. Vuole il titolo della WCC, vuole il Gran Ballo, vuole dichiararsi eleggibile al draft. Arriva da un’annata magica, quella vissuta da leader di punti e rimbalzi con LMU. E’ nel momento più importante della sua carriera. E così, a poco a poco, comincia a tagliare i dosaggi da solo. Un rischio che gli costerà la vita.

Il 4 marzo, in casa di LMU, non si gioca una partita come le altre. E’ il quarto di finale della WCC. L‘avversario è Portland. Loyola vuole vincere il torneo, sbarazzarsi di tutti i team possibili concorrenti tra lei e il torneo nazionale. Sono passati 13 minuti e 34 secondi dall’inizio del primo tempo. Hank gioca da dio e inchioda l’Alley Hoop del 25-13. Loyola letteralmente ha il vento in poppa. Hank schiaccia e torna verso il centrocampo, dando il cinque al suo socio Kimble. Improvvisamente cade, come fulminato, vicino a quella che ora è una vecchia conoscenza dell’Nba, Eric Spoelstra.

Sugli spalti non si capisce nei primi secondi cosa accade. Vanno in molti attorno ad Hank, che prova a rialzarsi. “Stai giù”, gli dicono. Lui risponde: “Non voglio stare giù”. Poi crolla. Sono le cinque e quattordici del pomeriggio del 4 marzo 1990 al Gersten Pavillion di Loyola Marymount University. Hank sta cominciando a smettere di vivere.

La ricostruzione ufficiale dice che in sette minuti arriva l’ambulanza. Il defibrillatore viene utilizzato subito. Hank non ha più polso. I soccorritori lo trasportano subito al Daniel Freeman Marina Hospital, che dista un paio di miglia. Per un’ora viene provata la rianimazione. Che non riesce. I medici dicono ai parenti e ai giocatori ancora in tenuta da gioco che Hank non c’è più.

Il WCC tournament viene cancellato. Loyola senza Hank e nel lutto più totale andrà al gran ballo con il seed numero 11. Loyola arriva alle Sweet Sixteen e perde contro Unlv, che in quell’anno, con coach Tarkanian, vincerà il titolo Ncaa.

I familiari di Hank vinceranno una causa contro l’università e i cardiologi che seguirono il giovane. L’università fu condannata al pagamento di un milione e mezzo di dollari per negligenza. Un milione i cardiologi.

Il ricordo di Hank Gathers non lascerà mai Loyola Marymount. L’amico Bo Kimble, tirerà tutti i liberi di quel Gran Ballo con la mano sinistra, come ricordo di Hank, che era mancino.

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