Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

FACCIAMOCI UN TRIP (TO VEGAS) – E improvvisamente, nella nebbia, si staglia lei, Pepperdine University – Visitare il campus è un’esperienza vera per noi, cresciuti nel mito del basket dei Waves – Recentissima, l’incredibile vittoria contro Arizona State – Abbiamo portato bene noi a quell’università ricca e sfigata?

L'editore di questo fantasmagorico blog posa all'ingresso di Pepperdine

Quasi fosse ancora inghiottita nella nebbia cestistica che l’ha avvolta da un po’, il cartello che indica Pepperdine ti appare quasi all’improvviso, sulla strada costiera che ti porta a Malibu, e che se vuoi ti accompagna fino a San Francisco e forse ancora più su, per seicento fantastici chilometri.

Per noi amanti del basket b side, Pepperdine, università un tempo blasonata, che si batte senza riuscire a dire molto in West Coast, è quasi un mito. La associamo a tempi fighissimi della pallacanestro, a calzettoni alti e centroni bianchi dai capelli rossi, cattolicissimi e repubblicanissimi.

Questa identità Pepperdine non l’ha persa. E’ un po’ più tecnologica, molto rinnovata nei dorm degli studenti che si arrampicano su su per la collina. Da cui in teoria il paesaggio sarebbe stupendo. In teoria, perché di quel paesaggio, nella nostra trip to Usa, non abbiamo potuto godere, visto che appunto la nebbia dell’Oceano ha avvolto tutto in una mattina di metà ottobre.

Pepperdine: prati verdi a perdita d’occhio, buildings, appartamenti dei prof, appartamenti degli studenti. Tutto perfettamente ordinato, in un periodo in cui le lezioni non erano ancora esattamente entrate nel vivo. Vita tranquillissima, possibilità di entrare a visitare il campus in auto. E’ bastato un cenno alla sicurezza: entrare è possibile, visitare pure. Fossimo mai studenti (magari) pronti a iscriverci. Un talloncino con scritto visitors sul cruscotto basta ad entrare nel mondo di Pepperdine, che da troppo tempo volevamo visitare.

Forse un po’ troppo poca gente in giro, ma d’altronde erano anche le undici del mattino. A quell’ora o si dorme dopo i parties serali (poco credibile nella cattolicissima Pepperdine) o stai studiando di brutto. Avremmo voluto visitare le facilities, scoprire qualcosa di più del posto in cui i Waves si allenano. Abbiamo preferito seguire le indicazioni di un giardiniere del campus. Che ci ha spedito sulla sommità del campus stesso, al giardino degli Eroi. Forse infatti, come se fossimo su un numero della settimana Enigmistica, non tutti sanno che uno dei passeggeri degli aerei che si sono schiantati a New York negli attentati islamici dell’Undici settembre era uno studente di Pepperdine.Il Giardino degli Eroi, Garden of Heroes, ricorda proprio Thomas E. Burnett Junior. E’ una sorta di giardino giapponese, che appunto guarda verso il mare dalle alture sopra Malibu. Pepperdine, un nome che ci piace soltanto a dirlo. Chissà se sono stati The Game I Love e il suo fido “gancio” statunitense Marco Benvenuti, nella loro visita, a portare un po’ di fortuna agli Waves. Sì perché martedì notte hanno incredibilmente vinto un match sulla carta proibitivo contro non gli ultimi degli improvvisi, ovvero Arizona State. Una partenza col botto per Pepperdine e la West Coast in questa stagione, roba che non succedeva da anni. Non potevamo d’altronde non rendere omaggio all’università di Doug Christie, e dunque ringraziamo il buon vecchio George Pepperdine, fondatore di un campus che, ancora in stile Settimana Enigmistica, forse non tutti sanno che fino al 1960 dagli anni Trenta, anni della fondazione, era ubicato in South Central Los Angeles

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