Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

L’EDITORIALE – Far migrare i giocatori Nba disoccupati in Europa? E’ sbagliato. Drogherebbe i campionati del Vecchio Continente senza portare benefici reali. Ammettiamo un Kobe all’Armani: Milano vincerebbe (quasi) tutti i match in Europa e in Italia – E a gennaio, con l’ipotetica fine del lockout e il ritorno di Bryant in Usa, quanto Eurolega e campionato sarebbero non falsati? – E torna il dibattito: ma perché non fondare finalmente una franchigia europea?

di FRANCESCO MARINARI

L’eventuale migrazione di giocatori Nba in Europa, in questo periodo di lockout, deve essere evitata. Falserà campionati ed Eurolega per un motivo molto semplice: è troppo incerto il numero di partite che le stelle potrebbero giocare nel vecchio continente. Ammettiamo che la serrata finisca a gennaio e i giocatori tornino in Usa: che succederà nei tornei nazionali e in quelli continentali?

Sono frasi che non diciamo certo a cuor leggero. La compenetrazione tra Europa ed Nba è uno degli aspetti più appassionanti degli ultimi anni. Il mercato europeo dei fan cresce a dismisura. Sono migliaia gli ordini che partono dall’Europa verso l’Nba store. Sono migliaia anche i biglietti che anno dopo anno Nba Europe Live stacca nelle partite di esibizione. E l’Europa si è esaltata nella vittoria più “europea” possibile, nell’assegnazione del titolo 2011 ai Mavs di Dirk Nowtizki.

Questi sono gli aspetti costruttivi del dialogo tra i due continenti. Ma la migrazione da lockout non farebbe che “drogare” i campionati, creando non pochi guai una volta che i giocatori torneranno negli Stati Uniti a serrata conclusa.

E’ vero, il dialogo per la fine dello sciopero dei proprietari è lontano dal trovare una conclusione positiva. L’ultima azione legale promossa dall’Nba contro i giocatori fa capire che difficilmente il campionato Nba inizierà con regolarità. Questo non significa però che la serrata non finisca prima della fine dell’anno.

E a quel punto, fateci capire, cosa succederà? Come i roster riusciranno a tamponare questi buchi? Ok, ammettiamo che Kobe riesca a stringere un accordo con Milano fino a quando non terminerà il lockout. Ammettiamo che Bryant giochi in un Forum di Assago che farebbe l’esaurito anche per gli allenamenti, non solo per le partite. Ammettiamo che riesca a far vincere a Milano il 90% delle partite ufficiali, tra campionato ed Eurolega. Se il lockout a gennaio finisse, Milano come rimpiazzerebbe la sua superstar? Cosa farebbe per rendere credibile un campionato che finirebbe senza dubbio per essere falsato?

Kobe ha affermato che il suo telefono è lì sul tavolo. Lui aspetta che possa suonare e che possano arrivare offerte anche dall’Italia. Ci meraviglia che un tecnico di prestigio europeo come Sergio Scariolo non sia ancora intervenuto rifiutando qualsiasi ipotesi che possa prevedere Kobe nel suo roster. Ragioni diplomatiche e di mercato lo costringono certo a fare buon viso a cattivo gioco, ma siamo sicuri che in cuor suo rifiuta già da ora certe soluzioni, che turberebbero non poco la crescita di una squadra che potrebbe finalmente trovare quest’anno la strada giusta per la gloria.

Farmar andrà a Tel Aviv, Deron Williams è al Besiktas, in quella Turchia che, con grosse liquidità a disposizione, potrebbe fare follie per le star dell’altra parte dell’Oceano. Parte della migrazione sembra già iniziata. E’ bello che i due mondi si guardino con sempre maggiore interesse. E’ dannoso che avvenga in maniera occasionale, solo perché il basket d’Oltreoceano è in tilt e cerca nuovi sbocchi.

Ecco, dal dibattito sui temi di cui abbiamo appena parlato qualcosa di costruttivo potrebbe nascere: non sarebbe opportuno, visto l’interesse delle stelle per l’Europa, iniziare infatti a parlare realmente di una franchigia europea per l’Nba? Le premesse, come vedete, anche se confuse ci sono tutte. Ma accogliere le stelle solo perché a casa loro non possono giocare non farebbe che espandere ad altri continenti quel virus cestistico che da qualche tempo ha messo l’Nba a letto con l’influenza.

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