Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

Una t-shirt ci salverà – Alla guerra delle magliette: quelle che vedete tutte uguali, indossate nelle arene durante le Finals – Sono gratis e una franchigia spende sui 70mila dollari a partita per realizzarle – E se ti rifiuti di indossarle finisci additato al pubblico ludibrio sul megaschermo – A Miami sono già pronti per stasera: tutti in bianco

Costa settantamila dollari a partita alle franchigie fornire ai tifosi magliette tutte uguali che creano quel muro umano monocromatico a cui ci siamo abituati da anni nelle Finals. E’ il “guerrilla marketing” bellezza e tu non puoi farci niente. Si tratta di un’idea abbracciata molto volentieri anche dalle franchigie minori ma che riescono comunque ad arrivare in alto. Un esempio è Oklahoma, che in questi playoff ha dato via t-shirt nelle partite casalinghe chiedendo ai tifosi di indossarle. Il marketing fa realizzare in fretta le magliette, il cui cotone non crediate che sia così scadente. Cì da occuparsi poi della frase da scrivere: i Mavs in queste Finals avevano la scritta “Ora o mai più”.

La tecnica per distribuirle è nota. Uno stuolo di persone assoldate dall’ufficio marketing si occupa di sistemare le t-shirt ad una ad una sullo schienale delle poltroncine ben prima che arrivino i tifosi. Che così trovano la maglietta direttamente sulla sedia. In Italia questa moda sarebbe impraticabile: in partite di cartello tipo una finale scudetto, i primi furbi ad entrare al palazzetto deprederebbero della t-shirt non meno di trenta sedie, portandosi a casa un piccolo guardaroba.

Negli Usa accade forse il contrario. Ha fatto il giro dei blog e della Rete intera il servizio, davvero una chicca, realizzato dalla National Public Radio prima di gara5 a Dallas. Arena ancora vuota in attesa dell’arrivo del pubblico e T Shirt blu già ovviamente pronte sulle poltroncine. Arrivano i primi tifosi che iniziano a sedersi ma non indossano la t-shirt. Vengono subito inquadrati sul jumbotron dell’American Airlines e ripresi verbalmente con il microfono da uno degli speaker.

Un trattamento che ai tifosi non è piaciuto per niente. Una delle signore incriminate è stata intervistata da Npr: “Non ho fatto niente di male, oggi era il primo giorno di vero caldo a Dallas, mi sarei messa la T-Shirt all’inizio della partita”. Se non indossi la maglietta insomma un “big brother” è pronto a segnalarti e a inquadrarti davanti a tutti.

Stanotte vedremo un muro bianco a Miami: da ore le T-Shirt, appunto bianche, sono già state sistemate sulle sedie dell’America Airlines Arena. E non solo per il guerrilla marketing: ricordate il muro bianco di tifosi che festeggiò sempre all’American l’anello del 2006? Se non altro la scaramanzia impone che gli Heat sborsino settantamila dollari anche in questo match. E se non volete indossare quelle che vi danno all’arena, allora potete comprare quelle di donthatemiami.com. Due ragazzi, appena pochi minuti dopo la decisione di Lebrone di andare a Miami, fondarono questo sito in previsione dell’odio che il mondo avrebbe a ragione provato per la squadra più infarcita di star del globo. Le magliette con su scritto don’t hate miami vengono vendute sul sito a 25 dollari e sembra che abbiano già fruttato al duo un bel po’ di bucks, l’altro termine con cui si definiscono i dollari.

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