Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

Noooi i blu e voooi i rossi – L’editoriale: queste Finals 2011, così strane, così naif – Le prime dell’era post-Lakers – E’ saltato il banco e il destino rimette contro Dallas e Miami – Forza bruta Usa contro tecnica europea – Quella delle due scuole che vincerà forse avrà l’anello al dito per un paio di anni

di FRANCESCO MARINARI
Nooooi i blu e vooooi i rossi. Scusate ma a poche ore da una delle serie di Finale più incerte e folli degli ultimi anni non può che tornare in mente la pubblicità di una nota marca di birra. Rossi e blu come Miami e Dallas. Rossi e blu, come i colori che potete scegliere. Rossi e blu come l’alternativa che avete. Tra la forza bruta, tra l’operazione commerciale di marca tipicamente Usa per aggregare grandi campioni e fare spettacolo e l’atteggiamento “europeo”, più sussurrato, fatto di meno schiacciate e più passaggi, di meno Alley hoop e più tiri in sospensione. Classe Dirk clamorosamente uscito fuori nei più bei playoff Nba mai giocati dal tedesco. Lebrone maturato ma allo stesso tempo con letterale bava alla bocca per finalmente mettere al dito un anello cercato e ricercato, un anello negato non senza frustrazioni negli anni scorsi. Gente, dovete scegliere tra uno dei due e se vi schierate dalla parte del tedesco non è che ci arrabbiamo.

Anzi siamo felici, perché le grandi coppie piccolo-lungo ci sono sempre piaciute e quella Kidd-Nowitzki rimarrà, comunque vadano le Finals, per lungo tempo nella nostra memoria. Kidd, il 38enne, quello che lo stesso Dirk poche ore fa non ha esitato a definire scherzosamente un “fossile che però se la cava ancora egregiamente sui due lati del campo”. E’ l’atteggiamento giusto per una squadra che, pur dotatissima, ha trovato quest’anno in Dirk un Gratta e Vinci assoluto, che può riservare premi interessanti fino al termine della stagione. Merito di quel pazzo di Cuban e del sistema Carlisle: meno rimbalzi (7.5 di media, la più bassa nei playoff in carriera) ma 28.4 punti a gara, miglior performance di ogni post season del tedesco. Dall’altra parte ci sono i mostri, in senso buono. C’è la fisicità, la prepotenza anche, quella che Lebrone ha mostrato nei dieci punti in un minuto contro Boston che hanno spianato poi la strada per la finale di conference e quindi per una chance nella corsa al titolo. C’è più talento, forse meno cervello, quel cervello che il pur nostro adorato Mike Bibby non avrà mai lo spazio per usare in una squadra come Miami.

Sono i primi playoff senza i Lakers. Non che i Lakers non giocheranno più i playoff nella loro storia, ma di certo non li giocheranno più come dinastia, almeno a breve. Non li giocheranno più per un three peat, parola che invece nell’ultimo decennio abbiamo speso spesso e volentieri. Bastardi senza gloria o con gloria? Kobe avrà di che pensare nel guardarsi sul suo plasma a trecento pollici le Finals. Le domande affollano la sua testa più delle risposte. Anche qui a The Game I Love i punti interrogativi sono molti. Il crollo contro i nostri Mavs, crollo psicologico, è una macchia nella dinastia gialloviola? E Coach Zen avrebbe dovuto fermarsi prima o tentare il three peat era giusto, pur rischiando di finire non in bellezza? Crediamo siano domande lecite, tenendo conto che stiamo parlando comunque di una leggenda vivente a cui portare il massimo rispetto è il minimo. Pensiamo che in un immediato futuro, dopo Jerry West, serva una statua anche per Jackson, in qualunque arena questa sia fatta.

Sono finali strane non solo perché dopo il naufragio dei Lakers il banco è saltato. Sono finali strane anche perché la grana lock-out continua a pendere sul sistema Nba. L’accordo proprietari-giocatori sul nuovo contratto prevede una strada lunga, che ha influenzato non poco anche la preparazione della nuova stagione, con summer league che saltano e poche certezze all’orizzonte. L’ottimismo che espresse ad ottobre a Milano David Stern si è dissolto, visto che la situazione, alla fine di maggio, rimane in alto mare. Insomma, chi vince quest’anno potrebbe anche essere il campione per due anni di seguito. Anche per questo, ma non solo per questo, buone Finals a tutti.

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