Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

Tip off – Facce nuove per il caro vecchio gioco. Buona season a tutti

di FRANCESCO MARINARI
Facce nuove. Servono in tutti gli ambiti lavorativi. Per dare freschezza, per dare la spinta giusta, per cambiare si spera in meglio le carte in tavola. Nella Nba che sta per partire sotto i mille interrogativi del possibile lockout del prossimo anno ci sono due facce vecchie ma nuove, già spese nelle foto ma mai viste in campo. Blake Griffin e Greg Oden sono lì, simboli vuoti di una Nba a caccia di future stelle. Due storie diverse ma uguali di come spesso essere scelti tra le prime pick al draft porti i giovani campioni a toccarsi là dove non batte il sole.

 Essere prima scelta sta equivalendo sempre di più a infortunio di durata come minimo annuale e i due esempi raccontano tutto. Eppure l’Nba avrebbe bisogno di queste facce nuove come il pane, in un campionato che rischia adesso più che mai di mettere (troppo) al centro dell’attenzione il dualismo Miami-Lakers. A ragione, crediamo, visto il tasso di stelle che questa sfida mette sul tavolo (e Pau Gasol è di diritto, ormai, tra queste stelle). Ma non di solo Kobe-Lebron vive l’appassionato e l’augurio, a poche ore dalla prima palla a due, è che altri deviino l’attenzione dal prestigioso duello.

Ce l’ha fatta lo scorso anno Kevin Durant ad esempio: lui che ha trascinato Oklahoma a vette impensabili, dando a gente come Sefolosha e Krstic la possibilità di crescere con lui. Quella di Kevin rimane una delle più belle storie degli ultimi anni ma ora, cari Greg e Blake, crediamo che tocchi definitivamente a voi. Due che hanno in mano il pallino o meglio il pallone del gioco. Per superare il dualismo tra South Beach e Malibu e rendere l’Nba una fabbrica di stelle.

Per far esaltare i ragazzini di Portland e della parte “povera” losangelina ma anche per portare in alto due squadre che, diciamolo, mangiano pane e veleno tra sfortuna (gli infortuni dei Blazers dello scorso anno) e complessi di inferiorità (intervistare un tifoso dei Clippers può dare giornalisticamente spunti interessanti). Per fare in modo che l’Nba diventi davvero la lega in cui tutti possono sognare se non l’anello almeno dei buoni playoff.

Si gioca dunque. Con le nuove maglie dello sponsor tecnico belle stirate e ripiegate nell’armadietto. Ma con tanti pensieri in testa. Ne ha David Stern, nonostante l’ottimismo mostrato in conferenza stampa a Milano sul possibile lockout. “Stiamo lavorando, gli incontri sono continui”, aveva detto. Ma intanto i segnali rimangono non ottimisti. Diversi aspetti fiscali devono essere approfonditi. Giocatori e proprietari tirano Stern per la giacca ognuno dalla sua parte. Nonostante la crisi che non ha risparmiato in questi anni l’Nba il lockout rimarrebbe il più grande dei disastri.

Si gioca dunque. C’è anche l’Italia con i tre nostri guaglioni tricolore che dopo un’estate spesa in vari modi tornano sul parquet. Certo, partono anche loro senza lo sprint dei tempi migliori. Bargnani, affossato da Shaq che lo ha dipinto come uno poco incline alla lotta sotto canestro. Il Gallo, che dopo l’apoteosi meneghina potrebbe anche vedersi sbalzato in Colorado, dove avrebbe da fare i conti con mille nuove difficoltà, tra cui, non sorridere, l’altitudine di Denver. E Belinelli, che nel backcourt avrà una concorrenza stellare nella New Orleans di Chris Paul.

Si gioca dunque. E in Italia tornano le figurine Panini dedicate al mondo Nba. Bellissima l’iniziativa della casa di Modena, alla quale tutti siamo affezionati fin da piccoli. Fin da quando giocavamo sotto il banco con il compagno perché la maestra non ci scoprisse. Ma l’Nba non è il calcio e le figurine di basket non devono essere adesive ma in stile Upper Deck, con le informazioni del giocatore sul retro. Comunque, buona stagione a tutti.

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