Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

Che estate estata

Se non scrivi un articolo del genere un lunedì di inizio settembre mentre il tempo è grigio non lo scrivi più. Primi di settembre e tempo grigio sono ingredienti fondamentali per ripartire, altrimenti non c’è gusto.

Cosa vi ha portato l’estate cestistica? A me troppo poco basket giocato ma un paio di AndOne nuove, tanto per non perdere il cordone ombelicale anche con il sudore. Ma insomma, ditemi, che estate estata?
Sì, avete capito, per il secondo anno consecutivo dovete sorbirvi un “superclasico” di The Game I Love. Che estate estata. Si parte.

Estata l’estate di Tyreke Evans. Scusatemi se sono poco profondo, e se vengo catturato soltanto dalle immagini come un bambino piccolo. Ma sinceramente, l’inseguimento di Tyreke sulla sua Mercedes mentre sfrecciava a 130 miglia orarie (non ditemi quanto è, ma credo più di 170 all’ora) rimane la fotografia di cosa sia estata quest’estate. La vera riflessione è: quali mezzi inifiniti ha la polizia di Sacramento per inseguire con l’elicottero e inquadrare per interi minuti la macchina di “Giorni di tuono” Tyreke? Impressionante il video in bianco e nero con l’auto che entra letteralmente nel mirino della police sull’Interstate. Young hearths run free, dice una canzone, ora da Tyreke ci aspettiamo altrettanta spregiudicatezza in campo, nell’anno che potrebbe consacrarlo.

Estata l’estate di Amare Stoudemire, e non solo per il passaggio ai Knicks. Abbraccerà l’ebraismo, la religione delle sue origini, visto che appunto la mamma è ebrea. Quest’estate è andato in Israele e al Muro del pianto il protocollo è stato rotto in più di un’occasione quando qualche appassionato lo ha riconosciuto. Nei mesi scorsi negli Usa Amare infarciva i post su twitter di parole a molti amici sconosciute, come “Shalom” o “Mitzvah”. Glielo hanno chiesto e lui ha risposto: “Anche se non sono davvero ebreo spero un giorno di tornare a vivere in Israele. Perché dentro mi sento ebreo. Nella mia cultura: leggo, studio molto. E nelle mie regole di vita: rispetto i comandamenti, Yom Kippur, il sabato, Pasqua. E tutti i digiuni, sempre che non ci sia una partita importante». Se non altro la nostra grande madre Nba si arricchisce di un altro praticante o quasi. Dobbiamo esserne felici.

Estata l’estate dello Showdown in Chinatown. E’ vero, presi dalla frenesia post Finals non abbiamo parlato dell’edizione 2010 della sfida a calcetto a Chinatown New York fra famosi cestisti statunitensi e famosi calciatori europei. Per noi feticisti dell’oggettistica, ecco dove fare le donazioni per ottenere una maglietta dell’evento (https://stevenash.org/showdown/). Variopinta quest’anno la partecipazione all’evento benefico. Nash e Reyna, l’ex portiere, hanno chiamato Brandon Jennings e Tony Parker. Per l’Italia c’era Simone Motta (l’ex Novara). Grandissima giornata come sempre. Non dispero un giorno di farne parte.

Estata l’estate dei tre. Si i tre, o trettré, per chi ha come me ricordi vivissimi del trio comico del Drive In. Lebrone, Dwayne, Chris Bosh, sono lì a ricordarci l’arroganza di certi proprietari Nba nel voler strafare. Se verrà confermata la regola che tanti campioni non fanno una dinastia in termini di vittorie lo sapremo solo a giugno. Intanto non polemizziamo: credo piuttosto che sia giusto goderceli comunque. Ma se perdono non sparategli addosso, in un’estate in cui anche noi del blog ci siamo esposti su quale decisione Lebrone avrebbe preso. Sbagliando ma dando un tocco di autoironia.

Epperò estata anche l’estate di Kevin Durant, che si è laureato insieme al resto del gruppo Usa (molto naif, con Kevin Love in roster) campione del mondo. Dissi a suo tempo che il gioco dei Thunder era mezzo secondo avanti agli altri. Dissi a suo tempo che rimaneva comunque il miglior gioco della Lega, interpretato da un grandissimo. Notevole Chiabotti sulla Gazza, mi sembra dopo il quarto di finale. Ha detto tipo: “Se non siete d’accordo lo diciamo lo stesso. Kevin Durant vale Lebron James”.

Sarà l’autunno dei Knicks a Milano. Grande evento, da seguire. Vi vogliamo tutti lì ammesso che abbiate un biglietto. Ditelo a tutti, guardate in tv, insomma state vicini vicini a quella che sarà una grande festa.

Sarà l’autunno e l’inverno e mettiamoci anche la primavera, perché no, di The Game I Love, che si appropinqua (si scrive così?) al secondo anno di vita. Le idee sono tante, dal restyiling grafico a una sezione musica, visto che i semplici post sulle classifiche delle migliori musiche da riscaldamento ci vanno ormai strette. Seguiteci, vestite oversize, vivete easy: ecco i tre buoni propositi che vi invito a rispettare in un’altra grande stagione Nba, con “visite” sporadiche in Europa e ovunque i due continenti riescano in termini cestistici a dialogare.

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