Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

La bellezza di questo sport

Scrivo che è domenica notte dopo aver visto in registrata (grazie mysky) l’incredibile match tra Norther Iowa e Kansas. Non volevo perdermi il gusto del live e dunque avevo chiuso per ventiquattro ore con i risultati del torneo, contanto di riprenderne a parlare lunedì. Ma dopo quello che ho visto impossibile non commentare subito l’incredibile vittoria dell’ormai nostra Northern Iowa, che in maniera pazzesca approda dunque alle Sweet Sixteen dopo aver messo ko loro, i campioni inarrivabili, i numeri uno assoluto del seed, Kansas.

Insomma, eravamo qui qualche giorno fa a sperare in qualche upset, ed ecco che ci troviamo di fronte a quello che l’America comincia a chiamare come il più grande upset di sempre. Quello di un team, Northern Iowa, che a distanza di poche ore dalla vittoria contro Unlv si sbarazza di Collins e compagni. Il team dei predestinati, che doveva arrivare senza problemi a Indianapolis.

Il killer per il 69-67 finale ha ancora un nome e un cognome: Ali Farokhmanesh, l’americano di padre iraniano, la shootin guard che ha messo quattro triple pazzesche. E se le prime tre nel primo tempo hanno messo le fondamente della vittoria, l’ultima, a 34 secondi dalla fine sul 63-62 per Uni, ha qualcosa di magico. Con Ali che realizza una delle piu classiche azioni Ncaa, tirando dall’arco piuttosto che temporeggiando. A quel punto è andata. Un giocatore incredibile per coraggio e rapidità di esecuzione: uno stile al tiro che gli ha permesso di crearsi shots di eccezionale qualità.

Sarebbe ingiusto però dare solo a lui i meriti. I Panthers giocano un basket fresco, forse di non troppa fantasia ma di grandissimo impatto fisico ed entusiasmo. Hanno condotto per tutto il match, hanno sofferto solo nei due minuti finali, quando la pressione full court di Kansas gli ha effettivamente mandati in confusione. Koch, Moran, O’Rear, tanto per citare tre del roster, tutti hanno portato il loro contributo per una storia che resterà negli anni. Un upset da urlo che sconvolge il midwest regionale e il tabellone, che sconfessa anche mr Obama, che quest’anno non potrà dunque indovinare le quattro finaliste, tra le quali aveva messo appunto Kansas.

A Cedar Falls, Iowa, sono tutti impazziti. La sede del campus è in festa, la home page è quasi tutta dedicata ad Ali e soci. Era dal ’62 che un team della conference di Iowa non batteva una numero uno assoluta del seed. Storia, storia vera quella che è stata scritta.

“My big brother, number 20, rocks” era il cartello che la sorellina di Koch ha mostrato con orgoglio in tribuna al Ford Center di Oklahoma, città dove di miracoli cestistici ne hanno già visti, considerato l’attuale stagione dei Thunder. Coach Ben Jacobson pensa già al prossimo match, giovedì 25 marzo contro Michigan State. Indovinate un po’ su che partita saranno sintonizzati gli interi Usa. Intanto, Espn non commenta ma lascia che immagini e sonoro parlino da sole dopo la sirena: le urla di tifosi e genitori di Northern Iowa, il silenzio e i pianti di Kansas, a lutto vero. La bellezza stordente di questo sport è tutta qui.

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