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Greg e gli infortuni, lacrime in spogliatoio

I soccorsi a Oden: l'infortunio risale al 5 dicembre


La storia di Greg Oden, il centro ventenne ex prima scelta con la faccia di un cinquantenne. Il suo secondo grave infortunio appena dopo il suo ritorno in campo da un altro grave guaio pone interrogativi sul futuro di un ragazzo sfortunato. Coraggio Greg.

Da playitusa.com

Professione dura quella del centro oggigiorno.

Alla lunga lista di infortunati di questa stagione (chiaramente non solo centri) si è aggiunto Greg Oden, centro di Portland Trail Blazers. Nel corso della gara contro i Rockets, il 21enne, prima scelta nel Draft 2007, ha subìto la rottura della rotula del ginocchio destro, lo stesso che si era rotto due stagioni fa tenendolo fuori per l’intera stagione da matricola.

Il giocatore è già stato sottoposto ad operazione chirurgica, la diagnosi dei medici è purtroppo spietata: Oden dovrà stare fuori per tutta la stagione.

I suoi compagni hanno detto che dopo l’infortunio, capitato nella gara con Houston, Greg piangeva a dirotto e negli spogliatoi si è scusato con i compagni, avvilito e sconsolato di averli in qualche modo delusi. L’impressione di essersi fatto male seriamente c’era già, anche se non c’era ancora la diagnosi medica.

L’ex prima scelta però non si arrende: “Sono ovviamente deluso dopo aver lavorato così duramente – ha detto il centro dei Blazers – Si tratta di una battuta d’arresto, ma tornerò. Tutto ora è nelle mani di Dio. Io voglio ringraziare i tifosi, i miei compagni di squadra e tutti i componenti della famiglia Blazers per le attenzioni che hanno avuto nei miei riguardi”.

Certo che Oden deve aver pensato (non solo lui comunque) che la fortuna si deve prendere al volo, ma che la sfortuna ti prende anche da fermo. C’è anche chi come Kit Carson (l’amico più fidato di Tex) sostiene a più riprese che la sfortuna non esiste perchè ce l’hanno solo i gonzi, ma a questa massima il buon Greg, ora, sembra non crederci.

Si stava ritagliando un ruolo da protagonista nell’Nba e in campo cominciava a incidere in modo significativo. L’infortunio è arrivato proprio al momento sbagliato, ma, si sa, le disgrazie non arrivano come singole spie, ma in battaglioni, diceva Shakespeare.

C’è chi negli States pensa che sia un’utopia costruire una squadra attorno a un giocatore così fragile.
“La gente non capisce che gli infortuni fanno parte del gioco – dice il suo compagno di squadra LaMarcus Aldridge – Siamo tutti a rischio ogni volta che giochiamo, è spiacevole che sia capitato nuovamente a lui”.

Oden, nello scorso campionato, non aveva giocato le prime sei partite per un infortunio al piede e ulteriori quattordici a causa di un problema al ginocchio sinistro, dopo la pausa per l’All Star Game.
L’anno scorso ha tenuto medie di 9 punti e 7 rimbalzi a partita, quest’anno stava sensibilmente aumentando: 11,7 punti, 8,8 rimbalzi oltre a due stoppate a partita.

“Ha fatto tutte le cose che doveva fare questa estate per farsi trovare pronto – ha detto Nate McMillan, coach dei Trail Blazers – aveva cominciato a mostrare tutto il potenziale di cui è dotato”.
Anche il proprietario dei Blazers, Paul Allen ha mandato un chiaro messaggio a Greg: “Deve resistere, quello che gli è capitato è il genere di cose che spero non accada mai. La carriera di Greg è comunque agli inizi, spero sia in grado di riprendersi presto e tornare in buona forma”.

I Blazers detengono il primato della sfortuna con i centri che hanno avuto in squadra.
Storicamente parlando, è facile tornare a Bill Walton che negli anni ’70 a Portland è stato perseguitato dagli infortuni.

Portland vinse alla grande il titolo nel 1977 con Walton grande protagonista.
Nella stagione successiva i Blazers vincono 50 delle prime 58 partite, ma un infortunio all’ex pupillo di John Wooden interromperà bruscamente la cavalcata solitaria. Bill il rosso sarà comunque MVP, ma quando tornerà per i Playoffs l’ennesimo guaio fisico fermerà lui e i Trail Blazers nella serie con Seattle. Sarà l’ultima partita di Bill con i Blazers, ma soprattutto il canto del cigno del centro ex UCLA a grandi livelli.

Altro capitolo “centri” riguardante i Blazers.
Nel 1984 Portland sceglie Sam Bowie, pivot di Kentucky.

E’ il più grande errore nella storia della franchigia e non serve nemmeno spiegare perché. Bowie non è stato certamente un fuoriclasse se paragonato ai nomi della sua annata di Draft, ma è stato un eccellente centro di 2,15m che nella sua prima stagione NBA ha avuto 10 punti di media, 8.6 rimbalzi, 2.8 assist e 2.7 stoppate, statistiche che hanno fatto entrare nel primo quintetto di matricole della NBA.

Dopo questa sua prima stagione è stato però perseguitato dalla sfortuna. Causa diversi malanni fisici, Bowie giocherà solo 63 gare nelle seguenti 3 stagioni, compresa la stagione 1987-88 saltata del tutto. I Blazers lo scambieranno in seguito per Buck Williams e l’ex Kentucky tornerà a giocare sufficientemente con la maglia dei Nets, ma non arrivò mai ai livelli che si erano intravisti il primo anno.

Tornando a Greg Oden, nei blog americani si è letto spesso che in questi due anni è stato gonfiato troppo muscolarmente (soprattutto quando ha fatto la riabilitazione del primo infortunio) e le ossa e i legamenti sono perciò sottoposti ad un carico tremendo.

C’è un legame forte fra peso sovrabbondante e infortuni.
E’ chiaro che chi è snello è più flessibile, maggiormente dinamico.
Scrive Dan Peterson: “Troppi pesi e poco stretching?”
In effetti dall’inizio degli anni ’90 i preparatori atletici hanno cominciato a dare molta importanza ai pesi, che si definiscono strength coach, ovvero allenatori di potenza.

No, non sto insinuando steroidi. Mai uno scandalo per quello nell’NBA, come nel baseball. Anche senza steroidi, temo troppo lavoro sui muscoli (e i legamenti e tendini non tengono più) e poco sulle gambe, i polmoni, e la flessibilità. Forse sbaglio. Ma è una mia impressione.

Quelle di Peterson sono osservazioni razionali e intelligenti, decisamente sensate. Vedi alla voce Yao Ming, altro centro infortunato.

Yao Ming pesa troppo, probabilmente fa pesi più del dovuto, per questo, sempre secondo Peterson, “… ha perso il suo corpo affusolato … ha un corpo a forma di tronco … è lento come un albero … non ha più i riflessi del 2002 … dovrebbe lavorare sulla flessibilità … gioca ormai non più di 50 partite all’anno … questo peso gli costerà tanto…”

E sono parole che fanno pensare.

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