Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

Enjoy your season

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Luc gioca con la mascotte dei Bucks

E’ la grande notte. Insomma ci siamo, l’Nba ricomincia. Per i prossimi mesi tanti di noi si alzeranno e, prima cosa in ufficio, si loggheranno su Nba.com. Tanti si informeranno solo quando succederà qualcosa di strano e i siti dei giornali italiani la riprenderanno: uno che si cava un occhio in contropiede, uno spettatore che raccoglie la palla e brucia la retina lanciando da una parte all’altra del campo, scene da youtube insomma.

Potremmo star qui a fare analisi, a fare classifiche e griglie di partenza, ranking e confronti. A quelle ci ha pensato alla grande basketground, con il preview dell’est e il preview dell’ovest.

Noi invece celebriamo l’inizio di tutto celebrando chi ce l’ha fatta. Raccontando di Luc Mbah a Moute da Yaoundé, Camerun, classe ’86. Prima di raccontare come dall’Africa è arrivato a un quintetto Nba (gioca a Milwaukee, nei Bucks di un Bogut che ora ha le spalle al muro e deve mostrare il suo valore), c’è da parlare di quando, quest’anno, è tornato in Africa per partecipare a un camp per adolescenti organizzato dalla stessa Nba. Ha guardato quei ragazzi negli occhi e, in camerunense, ha detto loro che il basket non deve essere la strada per arrivare a una montagna d’oro, ma un mezzo per aprire la propria mente.

Glielo ha detto in maniera così convincente che tanti addetti del camp di Basketball without border, che tante volte avevano visto atleti Nba parlare con adolescenti, sono rimasti basiti nel notare come quei ragazzini rimanevano sul bordo della sedia ad ascoltare. Luc è tornato in Africa a settembre di quest’anno. Sei anni fa su quelle sedie c’era lui. Lo ha detto ai ragazzi. Loro hanno riso: impossibile, nessuno da questo angolo di Africa, secondo loro, avrebbe mai potuto raggiungere il top negli Usa.

Eppure a Luc è bastato un anello attaccato a una tavola di legno appesa a un lampione per capire che il basket poteva essere la sua vita. Iniziò a giocare con il suo gemello Emmanuel Bidias a Moute in una strada di Etoa-Meki, un sobborgo di Yaoundé. Devi essere bravo, ma anche avere la fortuna di cogliere tutti i treni che passano, uno dopo l’altro.

Luc fu invitato a un camp Nba a Johannesburg. L’incontro con Dikembe Mutombo è fondamentale e da lì, poche settimane dopo, riceve un biglietto aereo per la Florida, Monteverde Academy, dove si allena in una sorta di preparazione alla borsa di studio ad Ucla. Qui diventerà quindicesimo rimbalzista di tutti i tempi dell’università.

Devi prendere tutti i treni giusti per arrivare, ma anche ripeterti dentro quello che poi Luc ha detto ai ragazzi di Yaoundé. Non è per la miniera d’oro, è per aprire la mia mente. Era seduto tra quei ragazzi sei anni prima, ora inizierà la sua seconda stagione vera a Milwaukee, pur in un roster con tanti problemi e talento tutto da vedere.

E’ la stagione delle grandi storie di sport in questa lega. E’ la stagione in cui tifare Toronto viene facile, con il Beli e il Mago ma non solo, con un Hedo Turkoglu che dopo la monumentale stagione di Orlando può davvero aggiungere una pagina in più al romanzo che è la sua carriera sportiva.

E’ la stagione di Mike Bibby che, sì, questo blog segue con grande interesse ma che indubbiamente rappresenta uno dei punti fermi della lega. Proprio come Turkoglu, e guarda caso i due sono gli ultimi baluardi rimasti di quello che fu forse tra i più completi roster della storia Nba, quello dei Kings di inizio Duemila.

Per noi sarà la stagione di Luc da Yaoundé Camerun, di Hasheem da Dar Es Salaam Tanzania. La stagione di loro e di tutti gli africani che, guardando i due, potranno almeno per un attimo a pensare che tutti, indipendentemente dal luogo da cui arrivano, possono farcela. In fondo questa lega, pur con i suoi difetti, lancerà sempre questo potente messaggio. Nella Nazione che ha sempre dato una seconda possibilità a ogni singolo cittadino del mondo. Where amazing happens.

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