Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

Rest in peace

Melvin Simon

Melvin Simon


Se ne sono andati due che guardavano alla pallacanestro con la saggezza di un anziano ma con la vivacità di un giovane. Due che a loro modo hanno lasciato un segno in Nba ed Ncaa. Indianapolis piange allo stesso modo Melvin Simon, proprietario insieme al fratello degli Indiana Pacers e Myles Brand, presidente Ncaa. Se ne sono andati ad inizio settimana. Stavano male da tempo. Melvin Simonera un tipo simpatico, un self made man che non faceva pesare la sua condizione di milionario. Melvin Simon era nato nel 1926 ma il suo modo di fare amichevole lo rendeva ancora giovane. Con il fratello Herbert, dagli anni Sessanta, ha costruito centri commerciali in tutta la Nazione, intuendo prima di tutti l’attrattiva nel pubblico delle cittadelle del commercio. Era così che aveva raggiunto il suo status di millionaire. Soldi che non tenne esclusivamente per sé. Lui, a capo con Herbert della Simon Property Group Inc, decise che doveva restituire qualcosa alla comunità dell’Indiana, lo Stato del basket nella Nazione del basket.

Da appassionato della palla a spicchi decise che Indianapolis doveva svoltare. Come ricorda il sito dell’Nba, acquistò la franchigia nel 1983, quando il record del team fu di 20-62 e alla partita andavano in cinquemila. Melvin Simon ha portato la franchigia sei volte in finale di Conference in 11 campionati. Costruì l’attuale gioiello della Conseco Field House ma soprattutto creò il personaggio e il mito di Reggie Miller. Una scommessa vinta in pieno. Quel ragazzino smilzo scelto in una posizione neppure troppo nobile al draft dell ’87 e che faceva storcere il naso ha molti ha proiettato nella storia i Pacers. “Era un grande presidente ma soprattutto un amico”, dice ora Reggie. Il sito dei Pacers si apre con una pagina commemorativa. Melvin mancherà a tutti.

Myles Brand

Myles Brand

Ma questa è stata anche la settimana della morte di Myles Brand, presidente dell’Ncaa. Aveva 67 anni. E’ stato anche a capo di Indiana University. E’ passato alla storia per aver licenziato nel 2000, proprio ai tempi di Indiana University, coach Bobby Knight. Un vate in panchina, che aveva portato per tre volte la squadra dell’ateneo a vincere il titolo nazionale. E non una squadra qualsiasi, ma gli Hoosiers di Indiana, il nucleo del nucleo dei talenti del basket mondiale. Ma le accuse di maltrattamenti ai giocatori, le testimonianze delle vessazioni a cui avrebbe sottoposto alcuni dei suoi portarono Brand alla più clamorosa delle decisioni, il licenziamento da Indiana University di una delle guide tecniche storiche del basket universitario.

Brand cercò, per quel che poté, di introdurre nell’Ncaa il valore del partecipare ai tornei e non solo del vincerli, in un’epoca in cui dover raggiungere il risultato portava le università ad andare spesso oltre il lecito. Introdusse in maniera decisa il calcolo di un “punteggio”, per gli atleti, che comprendesse anche la loro rendita scolastica oltre che quella sportiva. Iniziò la sua carriera come professore a Pittsburgh ed è stato presidente dell’Università dell’Oregon. Credette nei valori del basket e nel potente messaggio che porta ai giovani.

Grazie ad entrambi.

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