Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

It’s a kind of Magic

Dateci del freddo, please

Dateci del freddo, please

E’ il compleanno di Magic. Un paio di anni fa passò da Livorno con il suo yacht. Non mi sono mai perdonato di non essere stato lì. Qualcuno riuscì a strappare una foto con lui. Auguri a una persona che sa tirare fuori il meglio dalle persone.

da Corriere.it

Insuperabile. Inimitabile. Semplicemente «Magic». È appunto, Earvin «Magic» Johnson visti dai tifosi dell’Nba. E non solo. L’ex giocatore dei Los Angeles Lakers compie 50 anni. Diciotto dei quali passati a convivere con il virus dell’Hiv. Ancora oggi è uno dei centristi più amati della pallacanestro, nonostante abbia lasciato da anni il parquet

LA MALATTIA- Il giorno funesto dell’Nba è l’8 novembre del 1991, quando Johnson annuncia al mondo la sua malattia. «Qualche volta pensiamo che solo gli omosessuali possano essere contagiati e che a me non può accadere». E invece può succedere eccome. Da mattatore dei Lakers a portavoce delle campagne contro l’Aids. Comincia così una nuova vita per quel ragazzone del Michigan che aveva conquistato tifosi e avversari «con quel sorriso che spiazzava tutti». Prova vivente che con il virus si può sopravvivere. O ancora meglio, convivere. Una sfida, quella alla malattia, che Magic ha preso sul serio. Una fondazione per la ricerca porta il suo nome. Poi l’ultima di una serie di campagne due anni fa con il colosso farmaceutico Abbott. Sessanta milioni di dollari mirati a dimezzare in cinque anni il numero dei sieropositivi. Una battaglia da portare dovunque: dai ghetti alle grandi città. Perché per «i fratelli neri» (e non solo) l’Hiv è ancora tra le principali cause di morte.

CELEBRATO – Magic è festeggiato anche sul sito dell’Nba con uno speciale che ripercorre la carriera del cestista più amato a Los Angeles e forse nel mondo. La vita di Magic è stata costellata di successi fin dall’inizio: già al liceo Everett si meritò il soprannome dopo una partita con 36 punti, 16 rimbalzi e 16 assist. Primo di nove fra fratelli e sorelle, e conosciuto nelle strade di Lansing, Michigan, perché palleggiava persino andando e tornando da scuola, Johnson fece grande la squadra di Michigan State, portandola al titolo Ncaa nel 1979, in una storica finale contro Indiana State del rivale di sempre, Larry Bird, proprio quello che diventerà il leader dei Boston Celtics. Lo sbarco nell’Nba avvenne l’anno successivo, nei Lakers, e subito con il titolo per Los Angeles e quello di miglior giocatore delle finali.

Nel campionato americano Magic giocherà fino al novembre 1991, l’anno del drammatico annuncio della sua sieropositività all’Aids. Nonostante ciò, Magic viene invitato a far parte del Dream Team che vince le Olimpiadi di Barcellona nel 1992. Dopo i Giochi altri due rientri nei Lakers, uno da allenatore nel 1994 e uno da giocatore nel 1996, quando a 37 anni fu ancora in grado di giocare 32 partite a buon livello. Nel 1996 era tornato in campo con i Lakers contro un altro grande ‘pensionato’ del basket, Michael Jordan dei Chicago Bulls. Aveva perso, 84 a 99, ma era stato felice lo stesso: «Ora la gente si convincerà che non può succedere niente», aveva commentato dopo le polemiche che lo avevano messo in panchina per timore di contagio quando il gioco si fa duro. Parallelamente Johnson ha portato avanti la sua attività a favore dei malati di Aids, oggi il principale impegno di colui che per per molti rimane il miglior giocatore di sempre. «Magic è sopra tutti gli altri – riconosce persino il suo arcirivale Bird – non c’è nessuno come lui».

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