Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

Eye on Livorno: special

Jermaine Boyette

Jermaine Boyette


Grande Jermaine. Se lo si sapeva ti prendevamo nell’Ovosodo, visto lo stile di vogata che la foto ci restituisce, almeno in qualche modo saresti rimasto a Livorno. E’ con questa foto che ci congediamo dal basket amaranto, che è morto. E anche noi non ci sentiamo poi troppo bene. Alla fine quello che ho più paura di perdere è il contatto col palazzetto, con l’odore di pop corn, con il giro prima del match tribuna-ingresso-campo a salutare tutti gli uomini-chiave del basket livornese (i miei uomini-chiave sono nomi che non ti aspetti, ma comunque validissimi). Non voglio scendere troppo nel sentimentale o nel personale in questo post. Mi piace immaginare una domenica del prossimo novembre e vedere cosa faranno tutti: i miei colleghi, gli amici, insomma quelli che venivano al palazzo. Qualcuno andrà a vedere le serie minori (ottima idea), qualcun altro starà in casa. Ce ne andremo a Siena per qualche puntata al piano di sopra. Ma sarà davvero un tormento troppo difficile da superare.

Non c’è molto da dire su chi o cosa ha portato a questo fallimento. Affiora più prepotente di prima la sensazione che i debiti siano iniziati ben prima di questa stagione. Credo che la città si meriti un periodo sabbatico per riflettere, cestisticamente parlando. Siamo dei grandi consumatori di sport noi amaranto. Mandiamo allenatori e giocatori in giro per il mondo. Ma non abbiamo cultura sportiva. Secondo me è impressionante che in circa dieci anni di “Seconda Repubblica” del basket livornese, ovvero dall’avvento del Gara Don Bosco, nessuno abbia avuto la volontà di creare un club di tifosi a parte i due esistenti (e includo la curva Montenero, di cui anima è una persona a me molto cara… grande Fede e grazie per la citazione della nostra telefonata nel post del basket livorno). Andiamo alla partita come ad uno spettacolo: in questi ultimi anni è stato così, non temo smentite. Si va e si guarda: se il basket c’è ok, se non c’è è lo stesso, a nessuno del pubblico a sedere è venuta in mente un’iniziativa, un modo per non scomparire in quasi silenzio.

Davanti ai miei occhi scorrono i tanti palazzi visti in questi anni. I tifosi di Biella, che portavano in curva le botti di birra alla spina per spillare direttamente durante la partita. I tantissimi di Avellino, l’entusiasmo di Caserta, dove si comincia a vivere la partita il sabato, quando a decine si trovano nei playground per giocare. Mi dispiace ma noi non siamo così. Lo siamo stati in forma splendida per alcuni anni, quelli di basket city.

Ma non venitemi a dire che adesso questo entusiasmo non c’è più solamente perché gli stranieri sono poco forti e poco “personaggi” e cambiano ogni anno. Le piazze di cui sopra ci insegnano: si tifa per portare in alto la propria città, per far capire a tutti che è migliore delle altre e ha caratteristiche più uniche di qualsiasi altra piazza. Si tifa per la città e non mi serve uno straniero più o meno personaggio, più o meno di classe per essere coinvolto nella festa. Sosterrò la mia città perché ci sono il mare e il sole, perché solo nella mia città si dice néve con la e aperta. I giocatori che ci sono in campo sono una componente fondamentale, ma a prescindere da chi c’è sul parquet (e anche negli uffici dirigenziali) io ci sarò.

Questo la gente non lo ha fatto in questi anni e ha perso la sua occasione. Se rinasco tifoso e Livorno è in Eurolega voglio che nelle partite in casa la curva (almeno un migliaio di componenti) non entri prima della partita, ma voglio che lo speaker la introduca dopo aver presentato i giocatori, con tutti i mille che aspettano all’ingresso e saltano e cantano. Alla presentazione tutti dentro. E’ un film nella mia testa da tanti anni, scriverlo finalmente esorcizzerà almeno un po’ il vuoto che proverò.

Ma un saluto fatemelo fare. Al Np, e chi ha capito ha capito. Grazie perché mi hai dato veramente tanto Np. Sono stati anni folli che non dimenticherò. Almeno tu, caro Np, avevi capito.

Quanto a me, che ho solo il basket in mente e continuerò ad averlo, mi dedicherò finalmente un po’ alla Juve. No, non Caserta, ma quella di Torino. Me ne andrò in giro per l’Italia e mangerò ai furgoni dei porchettari con un mio amico che veste molto casual. E’ buffo abituarsi a una prospettiva calciocentrica: nelle partite in notturna basterà seguire il bagliore delle torri faro dello stadio per arrivare a destinazione. Sincerely yours.

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