Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

La domanda nasce spontanea

leb
E’ una domanda che nasce dal profondo di me stesso mentre di fronte a me il video sputa le immagini di Siena-Milano gara 2. Con tutto il bene che possiamo volere a Lebrone, con tutto l’affetto e la stima per uno dai mezzi atletici sovrumani. Ma siamo sicuri che questo sport premi la forza bruta rispetto alla forza “intelligente”? Che premi chi scoppia i palloni nelle sue mani quando prende un rimbalzo rispetto a chi tratta l’arancione in pelle col tocco di dita? Non so che dirvi, ma la domanda gira e rigira nella mia testa. Lo dico fuori dai denti, oppure outside my theeth se vi aggrada di più: Lebrone non mi ha mai entusiasmato. Mai una volta. E’ un dio del basket, sposta consensi, sposta il gradimento di milioni di cinesi, tanto che un cinese si è comprato una quota neppure troppo piccola dei Cavs. Ma, mi dispiace, non riesco a inserirlo appieno tra i giocatori di questo sport. Troppa potenza. Troppa forza bruta. Meccanica di tiro infallibile, che gli assicura tonnellate di punti, che gli ha fatto superare record importanti. Ma meccanica troppo “dura”. Pallone non trattato ma scoppiato. “Windmill” da applausi ma troppo ostentate. Mi direte che sono un esteta. Che guardo troppo alla bellezza del gioco in sé, alla sinuosità di kobe in arresto e tiro, ai tocchi da biliardo al tabellone di Duncan, ai crossover di Billups. Forse è vero. Ma quei famosi dei del basket alla fine non lo hanno premiato. E lo hanno fermato alle semifinali. Attenzione, non lo sto dileggiando, non mi permetterei. La sua è una bellissima storia di ragazzo venuto dal niente. Ma io continuo a vedere nel suo stile di gioco qualcosa che non torna.

lebron-james-vogue

C’è questa ormai famosissima copertina di Vogue del Lebrone insieme a Gisele Bundchen. E’ di un bel po’ di tempo fa ormai e ovviamente tutti noi cestofili la guardammo con interesse. Vogue che sdoganava la palla a spicchi, ganzo. Una copertina che a suo tempo creò un sacco di casini, un sacco di polemiche. Perché secondo molti rappresentava stereotipi abbastanza scontati dell’uomo-bestia e della Wasp delicata. Commenti maliziosi, io non ci vidi nient’altro che una bella foto di due personaggi famosi. Ci ho ripensato in questi giorni in cui mi sono interrogato su Lebrone e sul suo ridimensionamento dopo le semifinals con Orlando. Chi preferite accanto a Gisele? Bestia-lebrone o sinuosità Kobe?

Intanto Lebrone chissà dov’è. “Sono un vincente, non stringo mani dopo una sconfitta”, il senso delle sue parole quando ha deciso di fare una chiacchierata con i media, diverse ore dopo la fine del match che ha condannato gli stra-favoriti da tutti Cavs. “E’ difficile per me congratularmi con qualcuno”. Ha mandato un’email a Dwight Howard per congratularsi. Un modo più asettico, sicuramente meno impegnativo di rendere onore a chi ha vinto. Io intanto non riesco a togliermi dalla mente l’idea che la forza bruta non paga.

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