Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

And the Oscar goes to…

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La Lega delle Leghe è un posto dove tutti vogliono sempre premiare qualcuno. Tripladoppia.com, sito italiano di basket con notizie da tutto il mondo e portale molto in crescita anche per le interessanti soluzioni multimediali che propone, analizza la corsa ai vari riconoscimenti, effettuando una cernita dei pretendenti. (Nella foto, Kevin Durant)

da tripladoppia.com
di Stefano Roncati

MVP- Lebron o Wade? Wade o Lebron? Una premessa. Come tutti i riconoscimenti di questo tipo (vedi pallone d’oro nel calcio), anche il premio di mvp Nba è destinato a far discutere, dividere, creare partiti e correnti. Kobe non lo vinse nell’anno degli 81 punti, e la decisione suscitò scalpore e delusione fra i tanti tifosi che, quell’anno, ammirarono il Mamba trascinare quei Lakers in cerca d’identità ai playoff.
Quest’anno i candidati sono sostanzialmente due e, se non fosse per gli straordinari numeri di Flash, il premio sarebbe già assegnato. La stagione di Lebron James ha messo in mostra le ulteriori, incredibili doti del Prescelto, ormai abbonato alla tripla doppia, e pronto a guidare i suoi Cavs ad un nuovo assalto all’anello. E questa volta può davvero riuscirci.
Se non che, tra lui e il most valuable player, si è messo in mezzo un Dwyane Wade che, già in pieno agosto, nei giorni dell’Olimpiade cinese, aveva fatto chiaramente capire di essere tornato quello di un tempo. Ebbene, il suo rendimento conferma le premesse: Flash, miglior marcatore della Lega e signor difensore, sta guidando gli Heat ad un buon record dopo il fallimento dell’anno passato.
Numeri da cinema e grande continuità: lo meriterebbe, ma potrebbe essere penalizzato dal fatto che la sua squadra chiuderà con un record appena sopra il 50%, ben lontani da Cleveland. Basterà?
Probabilmente no, ma ragazzi… che stagione di Wade!

ROOKIE OF THE YEAR- Qui, sinceramente, i dubbi sono veramente pochi. Si potrebbe citare Oj Mayo, anche Russel Westbrook, ma alla fine il premio prenderà la strada per l’Illinois, direzione Chicago.
Leadership, personalità, tecnica e, soprattutto, nessuna paura per l’impatto con la Lega.
Derrick Rose è avviato ad un successo che, ad inizio anno, sembrava potesse essere insidiato almeno da 2-3 giocatori. Il rookie da Memphis ha preso subito per mano i suoi Bulls, trascinandoli verso la post-season. Impresa non ancora riuscita, ma almeno Chicago è lì.
La franchigia ha fatto la miglior scelta possibile, nel draft dell’anno scorso. La logica conseguenza è il premio di rookie of the year a Rose.

MOST IMPROVED- Altro premio che quest’anno farà discutere a lungo. Qualche nome: Danny Granger (grande crescita e grande talento), Kevin Durant (4° marcatore della Lega, tutte le sue percentuali sono cresciute dall’anno scorso: punti, rimbalzi, tiro, assist, tiro da 3, recuperi), Roger Mason (sensibile miglioramento, tanti minuti, e grande considerazione nell’ambiente Spurs) e, perché no, aggiungerei anche il nostro Andrea Bargnani. Dopo la trade O’Neal, è entrato in quintetto in pianta stabile, con tanti minuti, un grande contributo in qualità e quantità, anche lui con netti miglioramenti al tiro.
Altra scelta difficile: il favorito potrebbe essere Kevin Durant, che pure è la stella dei suoi Thunder.
Il mio voto va a Danny Granger.

COACH OF THE YEAR- In questo caso, a parere nostro, è un testa a testa. Mike Brown ha portato i Cavs ad un livello mai raggiunto nella storia della franchigia, e con un record straordinario. Sì, buona parte di questo netto miglioramento si deve a Lebron, cresciuto ancora rispetto all’anno scorso, ma non si può non considerare la gestione del gruppo, anche a livello di mentalità.
Dal canto suo, Stan Van Gundy ha trasformato gli Orlando Magic, tornati stabilmente nell’Elite della Eastern Conference. Dove arriveranno, è difficile dirlo, ma con un roster praticamente immutato dall’anno scorso, il merito va diviso tra l’ulteriore miglioramento di Howard (e di Nelson) e i meriti del coach. Che a questo punto può serenamente contendere il titolo di migliore dell’anno a Brown. Comunque ti giri, qui non sbagli mai: lo meritano entrambi. Mi sbilancio: Mike Brown.

SIXTH MAN- Outlaw, Terry, Odom, Ariza, Nate Robinson, JR Smith… I nomi che circolano sono davvero tanti, e una selezione è quantomeno necessaria dal momento che alcuni di questi, il ruolo di sesto uomo, lo occupano solo all’occasione e nemmeno spesso. Odom, per esempio: se fosse stabilmente sesto uomo, per come ha giocato, potrebbe stravincere.
Dico Jason Terry per un premio che tuttavia ha perso importanza rispetto agli anni scorsi, quando un sesto uomo era tale per tutta la stagione. Con i ritmi, i tatticismi, l’atletismo di oggi, e i tanti infortuni, il sesto, il giocatore che entra per suonare la carica o per mantenere concentrati i suoi, ha un po’ perso queste caratteristiche.

DEFENSIVE PLAYER- Solitamente, parlando di difensori, esistono svariate scuole di pensiero. In certi anni, la lista dei pretendenti al premio era ben nutrita, e si annoveravano i nomi più altisonanti in materia di “defense”. Per la stagione appena conclusa, il grande favorito è Dwight Howard: il suo enorme lavoro sotto canestro e, soprattutto, i netti miglioramenti rispetto alla passata stagione in particolare proprio in fase difensiva, ne hanno fatto quel che ormai può definirsi il nuovo centro dominante della Nba. Nella Lega esistono tanti grandi difensori, ma quest’anno il nome su cui puntare è quello di “Superman”.

EXECUTIVE OF THE YEAR- Altra situazione molto meno definita rispetto ad altre stagioni. Se pensiamo anche solo all’anno scorso per esempio, il trionfo di Danny Ainge e la grande mossa di Kupchak, per quest’anno i toni sono più bassi.
Resta molto importante, tuttavia, il colpo messo a segno da Mark Warkentien, gm dei Denver Nuggets: lo scambio con i Pistons che ha riportato in Colorado Chauncey Billups, ha fatto delle Pepite la seconda squadra dell’Ovest. E con un paio di innesti di qualità, potrebbero migliorare ancora. Il gm dell’anno potrebbe essere lui.

STEAL OF THE DRAFT- No, questo non è un premio vero e proprio, ma una discussione che nasce sempre tra gli appassionati.
Pochi dubbi: Mario Chalmers, scelto alla 34 da Minnesota, girato poi ai Miami Heat, giocatore dannatamente sottovalutato in sede di draft. La stagione appena disputata parla per lui.

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