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Thunder, compri un biglietto, vinci di tutto

Earl Watson in palleggio nella prima gara della storia dei Thunder in casa contro i Bucks

Earl Watson in palleggio nella prima gara della storia dei Thunder in casa contro i Bucks


Nel rivalutare completamente l’album dei Groove Armada presente nel mio Ipod (Soundboy Rock si chiama l’opera, circa 70 minuti in pieno stile Groove Armada) è d’obbligo una zingarata nella ridentissima Oklahoma. Entrata nell’Olimpo delle Città Nba grazie ai Thunder (senza s, al singolare). Squadra sfigata se ce n’è una. Non tanto per il fatto che il team viene snobbato sui siti dei quotidiani di Oklahoma per i per ora più celebri Sooners di Oklahoma University, quanto perché i Thunder stanno inanellando una incredibile serie di sconfitte all’ultimo minuto. Ma in mezzo alle lacrime anche qualche gioia, seppur rara.

“Zuccherini” a go go da parte della proprietà verso il pubblico per cercare di addolcire una prima stagione per ora giocoforza da incubo. Quattordici sconfitte di fila tra il 5 e il 28 novembre per un mese che non verrà propriamente ricordato negli annali: 6-33 il record fino a questo momento. Gli “zuccherini” sono le promozioni continue per i biglietti delle partite, che partono da dieci dollari. Chi compra un biglietto può vincere: un braccialetto usb (courtesy of cox communication, una sorta di Fastweb stelle e strisce), una cena per due alla Mickey Mantle’s Steckhouse (non deve essere malissimo ma nn ho testato il locale). Inoltre puoi far vincere a tuo figlio il brivido di dare il cinque a Kevin Durant mentre passa dal tunnel per andare al riscaldamento.

Ultimamente i nostri eroi hanno preso confidenza con l’overtime e con la vittoria. Quest’ultima è arrivata nientemeno in quella che un tempo, ma lo sarà per sempre, era la casa di Mj: contro Chicago a Chicago i Thunder hanno vinto dopo un supplementare per 109-98. Non roba da poco. Una vittoria che se non altro rilancia un po’ i Thunder in questa prima stagione della franchigia nella galassia Nba.

Kevin Durant rimane quello con più punti nelle mani (ne ha messi 28 proprio contro Chicago). E’ uno dei “traslati” da Seattle, la franchigia per il momento parcheggiata e che ha ceduto appunto il posto ai Thunder. Clay Bennet, il padrone dei Thunder, aveva in mente il progetto di portare la franchigia ad Oklahoma già dal 2006, quando la comprò (ed erano ancora i Sonics) da quel simpaticone di Howard Scultz, formally known as il padrone di Starbucks (a proposito, vogliamo Starbucks in Italy).

Bennet lottò con le unghie e con i denti per portare la franchigia ad Oklahoma: entrò nella storia uno scozzo legale con la città di Seattle, che in pratica si è vista scippare via la squadra. Contro Bennet scesero in campo la città stessa, che reclamava due anni di contratto che con la fuga della franchigia non sarebbero stati pagati, mentre gli abbonati fecero una class action (!) per la questione abbonamenti, che avevano prenotato già per la stagione dopo convinti che la squadra giocasse ancora a Seattle.

Con tutti questi casini il lume è valso la candela? Nonostante le trentatré sconfitte Bennet crede proprio di sì. La difesa comincia a funzionare, Nick Collison macina qualcosa in area. Jeff Green dovrà pur esplodere prima o poi. Tutto nuovo di pacca ai Thunder. Anche il coach di partenza, PJ Carlesimo, sapeva troppo di stantìo. Per questo il buon Clay lo ha silurato a novembre mettendoci il caro vecchio Scott Brooks, che un po’ di Nba tra parquet e assistant coach l’ha masticata. Insomma nonostante tutto al Ford Center la sera ci si diverte. Anche perché non vai mai via con le tasche vuote. Un braccialetto Usb lo si porta sempre a casa. Vi consiglio di metterci i Groove Armada dentro.

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