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Names i love: il sogno di Jamario è un’auto per la nonna

jama

Inizio una rubrica in cui analizzo giocatori che mi piacciono soltanto perché mi diverte pronunciare il loro nome. La rubrica si chiamerà Names I Love. Non potevamo non partire con Jamario Moon.

Fonte: playitusa.com
Il 10 luglio del 2007, la vita di tale Jamario Moon (nella foto) è definitivamente cambiata: ha firmato il suo primo contratto da Pro, un contratto di due anni con i Toronto Raptors. Per questo ragazzo nativo di Goodwater, Alabama, si sono aperte le porte dell’empireo Nba. Per il fisico e il ruolo, viene subito in mente un nome e un cognome: Scottie Pippen.

Sì, proprio lui, il miglior secondo violino di sempre, quello dei sei titoli coi Bulls di sua maestà Michael Jordan. Jamario ha impressionato coach Sam Mitchell e il GM Bryan Colangelo in un mini camp estivo di tre giorni in cui ha mostrato tutte le sue qualità. Da lì, inizia la scalata di mr. Moon. Tutto inizia nel 1999: era considerato il miglior prospetto liceale dello stato dell’Albama insieme a Gerald Wallace. Dopo il liceo, senza borse di studio per il college, opta per il Meridian Community College, con l’idea ben chiara in testa di dichiararsi per il draft l’anno successivo.

Nel suo unico anno universitario, il nostro mette lì oltre 20 punti e quasi 9 rimbalzi a sera. Nel giugno 2001, lascia il college e si dichiara per il Draft. I workouts precedenti alle scelte però non vanno molto bene (eufemismo!), gli scout credono sia molto acerbo per la Nba, non conosce le basi del gioco, è molto leggero, nonostante sia un ottimo atleta di oltre due metri. Catastrofe: non scelto al draft, scartato dopo la Summer League, si ritrova letteralmente su un marciapiede. Comincia qui il suo vagabondare per le minors americane fino a quel famoso 10 luglio 2007.

Ha iniziato nella Nbdl, ha proseguito con i Fuerza Regia del massimo campionato messicano, poi Cba, Aba, Usbl, Wba e in più 200 gare di esibizione con gli Harlem Globetrotters per la modica cifra di 60.000 pezzi in verde. Si è guadagnato da vivere così il nostro Jamario. Sam Mitchell, probabilmente, ha rivisto se stesso in Moon, lui che aveva giocato prima in Cba e poi in Francia per guadagnarsi un posto nella Lega: “E’ un ragazzo che cerca un’opportunità ed è pronto per questo – ha detto il coach of the year 2007 – se cerchi una chance e sei preparato, hai buone possibilità di avere successo. Il problema è che si tratta di un rookie di 27 anni e non tutti a quell’età vogliono darti un’occasione”.

Infatti, il punto è questo: Jamario è una matricola nata nel 1980, e non ha avuto la bravura e la fortuna di un Garbajosa o di un Parker che si sono affermati in Europa prima di saltare nella Nba. Moon è sbocciato tardi, purtroppo per lui prima fisicamente che mentalmente. Ha percorso scelte sbagliate perchè aveva bisogno di soldi per mantenere la sua famiglia, non la prima storia come questa che sentirete sicuramente. Dirlo ora è semplice, ma puntare sul college forse sarebbe stata la scelta giusta, e finirlo per avere un diploma.

Quel famoso provino gli è arrivato dopo un’ottima annata in Cba: con gli Albany Patroons (!), Moon ha giocato 44 gare con quasi 19 punti, quasi 8 rimbalzi, 2 recuperi, più di due stoppate a sera col 40% da tre e il 50% dal campo, cifre che gli sono valse il premio di difensore dell’anno e primo quintetto del campionato Cba. Non ancora stanco, Jamario ha terminato la stagione nei Gary Steelheads della Usbl dove ha scritto a referto 17 punti, 7 rimbalzi quasi 2 recuperi e 2 stoppate ad allacciata di scarpe. Si parla sempre di Minors, ma il ragazzo ha dimostrato che la voglia non gli manca, non smette mai di lavorare duro per riparare agli errori del passato.

Jamario Moon è sbucato per la prima volta sui nostri teleschermi nelle gare giocate dai Raptors a Roma nell’Nba Europe Live Tour. Nella gara coi Celtics, presentato come un grande atleta specialista del tiro da fuori, Jamario ha invece cercato di strafare per attirare più attenzione possibile: 4 punti con 2-7 dal campo e 0-4 da tre. Contro la Lottomatica Roma non è sceso in campo, come anche a Madrid contro il Real. Ma Moon ce l’ha fatta, è riuscito a fare la squadra per coach Mitchell e i Raptors.

Il suo impatto in regular season è stato comunque importante per i Raptors: delle 21 gare giocate, solo in due non è partito in quintetto. Poi è diventato insostituibile per coach Mitchell: il suo esordio da titolare, il 10 novembre a Chicago, coincide con una grande vittoria esterna per i sauri. 12 punti, 6 rimbalzi, 3 recuperi e una stoppata in 23 minuti. Il 25 novembre, sempre contro i Bulls, il rookie anomalo mette insieme 15 punti, 9 rimbalzi, 6 stoppate e 3 recuperi.

Due giorni dopo, Jamario entra di diritto nella storia della franchigia superando il record di 12 partite consecutive con almeno una stoppata. Ma la sua miglior gara nella Lega arriva il primo di dicembre dove i Raptors sono di scena a Washington senza Bosh: Jamario sigla 16 punti con 13 rimbalzi e 2 stoppate con 8 su 15 al tiro in ben 43 minuti sul parquet. Peccato che non siano bastati per una vittoria.

Quello che dà Moon ai Raptors è difesa e atletismo, l’ala piccola titolare che Mitchell cercava da tempo e che, né in Graham, né in Parker, né in Kapono aveva ritrovato. Moon è un mix di tutti questi perché alle gite sopra il ferro e alle stoppate in aiuto aggiunge anche il tiro da fuori. Assomiglia molto sia a Pippen ma anche a Shawn Marion.

Probabilmente non arriverà mai al livello di Pippen, e forse nemmeno a quello di “The Matrix”, ma la somiglianza c’è tutta. E poi in campo dà tutto quello che ha, perché sa che il contratto coi Raptors non è un traguardo ma solo un punto di partenza da cui migliorare ancora. E nonostante i 27 anni compiuti, sembra possa crescere ancora, soprattutto dal punto di vista tecnico e della comprensione del gioco. Inoltre, si sta dimostrando uno dei migliori rookie della stagione: 7.9 punti, 6.9 rimbalzi e 1.6 stoppate in 30 minuti di utilizzo con un indicativo +12,33 nel cosiddetto “plus-minus”, la statistica che tiene conto dell’impatto di un singolo giocatore sulla gara.

Questa è una bella storia di vita, oltre che di pallacanestro, che riassume al meglio lo slogan che promuove la Nba nei suoi spot “Where Amazing Happens”, ovvero dove le belle storie, come quella di Jamario Moon, avvengono per davvero. Oggi, Jamario non sarà ricco, ma per Natale regalerà una macchina alla nonna e con il suo sorriso smagliante come quello di un bambino in un negozio di giocatolli dice: ”Sto vivendo un sogno, non svegliatemi, lasciate che continui” .

Il sogno continua verso il Rookie Game e i Playoffs per il ragazzo dell’Alabama cresciuto ammirando Scottie Pippen.

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