Vivi il basket 365, lui saprà ripagarti

La figlia segreta (gran tennista) di Doctor J

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Fonte: La Gazzetta.it
Se fosse un film sarebbe da Oscar, uno di quelli dove si piange un po’ ma alla fine si esce dal cinema felici per l’happy ending. Ma la storia di Julius Erving (nella foto d’epoca in maglia Sixers), il leggendario Dr. J del basket Usa, e di Alexandra Stevenson, la figlia a lungo segreta ex talento del tennis mondiale, è realtà. Una realtà raccontata ieri pomeriggio da Outside the Lines, trasmissione di Espn.
PATERNITA’ – Alexandra è la figlia di Julius Erving e Samantha Stevenson, una reporter freelance bianca con cui Dr. J ebbe una relazione a fine anni ’70. Ma Julius all’epoca era sposato, e decise di rimanere con la moglie Turquoise (che sa tutto), non presentandosi in ospedale a San Diego dove Samantha dà alla luce Alexandra il 15 dicembre 1980. La stella dei Philadelphia 76ers e la Stevenson firmano un accordo in cui lui assicura supporto economico in cambio del segreto e della distanza. Samantha si stabilisce con la piccola Alexandra (che come secondo nome ha Winfield, lo stesso di Erving) a La Jolla, California, (nei pressi di San Diego), 2.750 miglia a sud ovest di Philadelphia, la città in cui Dr. J è leggenda.
PRIMO INCONTRO – Alexandra scopre chi è suo padre a 4 anni, ma la madre le dice di mantenere il segreto. Il primo incontro avviene quando lei ha 8 anni e lui, appena finita la carriera, si presenta nella sua scuola per un camp a caccia di giovani talenti. Alexandra, che eccelle negli sport, viene indicata come il miglior talento del camp. Il premio è un autografo su una palla da basket e una stretta di mano con la star: Erving non riconosce la figlia, e quando la saluta si sente rispondere “Io non voglio il tuo autografo” e vede con gli occhi pieni di lacrime una bimba mulatta fuggire con la palla sottobraccio. Alexandra si chiude in camera per ore col pallone, poi decide di seppellirlo in fondo all’armadio, dietro le bambole, e di bandire per sempre il basket dalla sua vita. _39404911_stevenson270
TENNIS – Ma Alexandra per gli sport ha un talento smisurato. Trova la sua strada nel tennis (già a 10 anni serve a oltre 100 miglia all’ora) e finisce alla corte di Pete Fischer, il coach che ha lanciato Pete Sampras, anche grazie all’aiuto di Erving, che compra a Samantha una macchina nuova. Alexandra (nella foto) nel 1999 vola fino alle semifinali di Wimbledon partendo dalle qualificazioni, ed è allora che la stampa scopre il segreto della sua paternità. Da allora per tutti diventa la figlia di Dr. J, ma il contatto con il padre non arriva. Lei scala le classifiche Wta (chiude il 2002 al 18° posto), poi un serio infortunio alla spalla ne mette a rischio la carriera e la fa sprofondare al numero 645. Lui intanto divorzia dalla prima moglie dopo aver perso un figlio in un incidente stradale e si rifà una vita.
SVOLTA – Tutto cambia nel 2008. Alexandra impara a convivere col dolore alla spalla e reinventa il suo modo di giocare quel tanto che basta per ritornare al numero 258 del mondo e guadagnarsi un pass per Wimbledon, il torneo che l’ha lanciata. Ma in un match di qualificazione scivola sull’erba, si infortuna di nuovo (alla spalla e all’anca) e risprofonda nella crisi, anche economica. In ottobre a Birmingham, Alabama, mentre è dal medico, incontra un vecchio amico del padre che la convince a telefonare a Erving. La chiamata della madre va a vuoto, poi tocca alla figlia lasciare un messaggio nella segreteria del padre, che il giorno dopo la richiama.
FAMIGLIA – I due si vedono per la prima volta il 31 ottobre, in un golf club che Erving possiede ad Atlanta, Georgia. “Era come se si conoscessero da anni” commenta Samantha Stevenson, che nel 1999, per distrarre i media dal segreto, aveva accusato il circus del tennis di razzismo e lesbismo. Chicacchierano per ore, poi si rivedono il giorno dopo, al compleanno di uno degli altri figli di Dr. J, quando Alexandra entra ufficialmente nella famiglia Erving. Da allora si sono rivisti spesso e piano piano stanno imparando a conoscersi, con Julius che si sta facendo in quattro per trovare sponsor alla figlia, che a gennaio disputerà le qualificazioni dell’Australian Open (ha chiuso l’anno al numero 211 del mondo). Alexandra intanto ha ritrovato quel pallone che il padre le aveva autografato quando era piccola. E sopra ci ha scritto i loro nomi e ci ha disegnato due cuoricini. L’happy ending è servito.

Davide Chinellato

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