Le manovre incaute del comandante Schettino in Italia, che hanno portato al naufragio del super-transatlantico Costa Concordia, mettono nei casini i Miami Heat negli Stati Uniti, visto che sono di proprietà di Micky Arison, il multimiliardario owner di Carnival Cruises, che controlla Costa Crociere.
Questo ho ripetuto come un mantra in questi giorni in cui la nostra vita privata di umili redattori online è stata di fatto interrotta per seguire l’evolversi del disastro. Mantra ripetuto prima dentro di me e poi a voce alta, tanto che alla fine sul caso mi sono ritrovato a scrivere anche per il mio giornale, versione cartacea.
Ebbene sì gente, in questo mondo pazzo e globalizzato lo sbattito di ali di una farfalla a Tokyo fa modificare la Borsa Italiana. E una sbandata col timone al Giglio fa tremare i tifosi di Miami. Se non lo avete ancora realizzato, l’uomo che possiede Carnival Cruises, che controlla Costa Crociere, è il nostro simpatico e pazzo amico Micky Arison, origini israeliane, statunitense, 62 anni, che con il padre Ted ha tirato su la più mastodontica compagnia di crociere del mondo.
Che ha acquisito a poco a poco i marchi di altre compagnie mondiali e ora vale i suoi bei miliardi di dollari. Ma quanto di questa compagnia il vecchio Micky dovrà ora vendere per ripianare il mega-disastro della Concordia? Un centinaio di milioni di dollari partiranno solo nell’anno fiscale 2012, ma il lievitare delle class action che partiranno dai passeggeri di mezzo mondo per il naufragio del Giglio e il crollo delle azioni Carnival Cruises (-17% il giorno dopo l’incidente) pongono seri interrogativi su Micky, la Carnival Cruises. E sì, anche sui Miami Heat.
Miami fondamentalmente sta portando avanti il suo campionato. Il record di Division è quello che ti puoi aspettare in un campionato iniziato improvvisamente, con partite molto ravvicinate le une alle altre. E le facce sorridenti di Wade, Bosh e Lebron nella campagna pubblicitaria “The Floridians”, con parruccone anni Settanta e mega-occhiali da sole, fanno sembrare lontano il naufragio.
Ma Micky è il proprietario di quella squadra e anche il proprietario della nave arenata. E in questi giorni le polemiche negli Usa, con il numero delle vittime salito in poche ore, si sono sprecate: “Perché non è andato in Italia a seguire in prima persona i soccorsi?”, chiede la stampa statunitense ad una persona mediaticamente sempre molto esposta a livello cestistico, anche perché contornata in questi anni da personaggi di estremo spessore (Pat Riley, Shaquille, Lebron, tanto per fare qualche nome).
Che farà adesso Micky Arison, che di navi come la Concordia ne possiede cento? Dal suo Twitter rassicura che starà vicino ai parenti delle vittime e ai suoi dipendenti. La sua tristezza è vera, il suo sterminato impero è come una grande famiglia. Ma la sua situazione finanziaria è tutta in divenire e i principali portali cestistici statunitensi, tra cui anche la Bibbia per noi, Slamonline, cominciano a fare i conti in tasca ad un uomo che è sempre stato molto concreto. E non potrebbe essere altrimenti, visto il ben di Dio su cui si posa.
Ricordate? Durante il lockout fu uno dei proprietari che più spinse affinché si tornasse a giocare a Natale. Ma quando l’accordo fu raggiunto, fu uno di quelli che votò contro l’intesa perché il revenue sharing, ovvero la redistribuzione dei proventi con le altre franchigie, gli avrebbe fatto perdere troppo. D’altronde “voglio avere un profitto dalle mie attività, altrimenti non sono attività”, è il senso delle parole che ha ripetuto più volte.
E, d’altronde, non c’è mai stato a perdere, ad avere un down nelle sue attività di imprenditore. Dall’anello conquistato nel 2006 con Shaq, all’inizio dell’era dei big three (Wade, Bosh, Lebrone, non dovrei dirvelo, so che lo sapete, ma mi è preso il complesso che chi non è del giro Nba non capisce).
Il tutto con Pat Riley al fianco. Riuscirà a tenere insieme i cocci, Miami compresa, nei prossimi due o tre anni? Micky scruta il mare e sa che dall’altra parte dell’Oceano qualcosa di terribile è accaduto.





